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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

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La prova della loro colpevolezza consisteva nella confessione e nelle deposizioni dei vicini che le accusavano di qualche maleficio: Le confessioni spesso venivano estorte con tortura e le deposizioni erano dettate da motivi di ostilità. Tali elementi di prova sono sospetti perché si riferiscono frequentemente al compimento di imprese impossibili, che se non invalidano la confessione, ne mettono in discussione la verità e richiedono ulteriori riscontri mai prodotti nei processi. In nessun caso i vicini di casa di una strega testimoniarono di aver assistito a un atto di adorazione collettiva e nessun osservatore sostenne per iscritto di avervi assistito. Il fatto poi che le confessioni fossero estorte con la tortura o sotto minaccia di questa le rende, ai nostri occhi, manifestamente inefficaci: infatti era possibile che l’oggetto di tali deposizioni fosse ciò che il torturatore voleva sentirsi dire e non ciò che l’accusato aveva realmente commesso. Esiste un nesso stretto tra tortura e confessioni poiché l’accusa di adorare il diavolo nei processi di stregoneria non veniva mai formulata prima di giungere alla fase in cui si applicava la tortura: quindi si può dire, in un certo senso, che la tortura creò la stregoneria. Anche le confessioni volontarie non furono veramente spontanee poiché spesso venivano rese nell’intervallo tra una tortura e un’altra oppure vi erano streghe che preferivano confessare ed essere giudiziate piuttosto che sopportare le agonie della tortura. Infine anche se confessavano, senza essere state psicologicamente costrette, v’è il dubbio che esse potevano benissimo raccontare attività sognate; sogni causati dai condizionamenti della tradizione culturale o dall’influenza di qualche droga. Il più antico schema di interrogatorio risale al 1270 “Formae et modus interrogandi augures et idolatras” che contiene indicazioni sulle domande da rivolgere alle streghe e sulle indagini che gli inquisitori dovevano svolgere per giungere alla colpevolezza del soggetto in questione. Un interrogatorio suggestivo che serviva per non sollecitare racconti, ma per modificarli nel senso voluto: erano necessarie strategie e sotterfugi per poter trovare accuse e per rendere reali racconti illusori. La streghe che confessavano spontaneamente convinsero uomini prudenti e ragionevoli della realtà di quanto le accusate ammettevano: dal momento che queste mostravano di crederci,
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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Monica Cancelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Cattaneo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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