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I processi alle streghe: la disputa settecentesca

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A partire dal 200 i tribunali abbandonarono il sistema di procedura penale del primo medioevo, adottando tecniche nuove e più efficaci. Si utilizzo il sistema inquisitorio che non escludeva però la proposizione dell’azione penale di un privato accusatore. I magistrati potevano citare un criminale sulla base di informazioni che avevano ottenuto, spesso sulla bes di sole voci; essi investigavano sul crimine e determinavano se il soggetto era colpevole o meno, interrogavano l’imputato e i testimoni, documentandone per iscritto le deposizioni, valutavano i fatti accertati sulla base di rigorose norme per poi emettere una sentenza: si aveva così un processo pubblico e razionalizzato. Le streghe potevano essere rinviate a giudizio ex officio o accusate dalle loro vittime senza che fosse responsabilità per l’accusatore. Per giungere alla sentenza erano necessarie prove di colpevolezza decisiva come la confessione o la deposizione di almeno due testimoni di aver assistito al misfatto. La tortura fu disciplinata attraverso norme che al riducessero al minimo per evitare sofferenze a persone innocenti e falsificazioni di confessioni: una tortura utilizzata solo in casi di fondata presunzione di colpevolezza per accertare fatti processuali, ammonendo solo la persona sospetta sulla possibilità di farvi ricorso. Al giudice era impedito porre domande che inducessero l’imputato a dare risposte che l’interrogante si attendeva. Se i tribunali avessero rispettato le norme che regolavano la tortura e il metodo per l’indagine criminale, non ci sarebbero stati tutti quegli errori giudiziari che si sono avuti. La caccia alle streghe si originò, tuttavia, proprio perché quelle regole furono svuotate di valore e il sistema giudiziario fu fortemente violato. Le garanzie contro la ripetizione della tortura furono completamente violate “….io non ti torturerò per una, due, tre nemmeno per otto giorni, nemmeno per poche settimane, ma per sei mesi o un anno, per tutta la vita finchè non confesserai: e se non confessi ti torturerò a morte e dopo sarai bruciata….”, e le norme per prevenire false confessioni furono gradualmente modificate o abbandonate: gli interrogatori che suggestionavano gli imputati divennero di ordinaria amministrazione nei processi di stregoneria.

Anteprima della Tesi di Laura Monica Cancelli

Anteprima della tesi: I processi alle streghe: la disputa settecentesca, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Laura Monica Cancelli Contatta »

Composta da 238 pagine.

 

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