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Uno studio empirico sui canali di diversificazione del rischio: il caso dei paesi dell'Unione Monetaria Europea

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Capitolo 1 Teoria e letteratura del risk sharing consumatori possano assicurarsi contro gli shock idiosincratici sul reddito e sembra affermare che il consumo individuale risponde agli shock individuali. Test formali basati sull’ipotesi di mercati completi rifiutano nettamente l’ipotesi di piena assicurazione del consumo (vedi Attanasio e Davis, 1996) 4 . Usando dati internazionali, molti autori affermano che i paesi condividono il rischio in modo insufficiente (vedi Obstfeld (1994a), Canova e Ravn (1996) e Backus, Kehoe e Kydland (1992)) 5 . Anche i modelli che testano l’esistenza del risk sharing all’interno delle famiglie, ipotizzando che non ci sia condivisione del rischio tra famiglie che non hanno rapporti, rifiutano l’ipotesi di piena assicurazione del consumo (vedi Altonji, Hayashi e Kotlikoff, 1996). Quindi, almeno per le economie sviluppate, il completo risk sharing sembra essere fortemente rifiutato. Esistono poi due evidenze empiriche che implicano la mancanza di completa assicurazione. La prima è il c.d. “Feldstein-Horioka puzzle”, ossia l’alta correlazione tra il tasso di risparmio e il tasso di investimento riscontrata sia nelle serie temporali che nei dati cross-country (vedi Feldstein Horioka, 1980), mentre la seconda è il c.d “home bias puzzle”, ovvero il fatto che il portafoglio delle famiglie è composto per la maggior parte da attività nazionali, implicando una bassa diversificazione del portafoglio a livello internazionale (vedi Tesar e Werner (1995), French e Poterba (1991) e Golub (1990)). Per il secondo problema sono state fornite diverse spiegazioni, nessuna delle quali sembra però convincente. Comunque, la teoria del risk sharing produce la piena assicurazione sotto ipotesi restrittive (ad esempio, che i contratti possano essere sottoscritti e fatti osservare senza costi). Una volta realizzato che il risk sharing può essere imperfetto ci possiamo aspettare che l’assicurazione del consumo possa avere diverse estensioni; gli 4 Eccezioni a questo rifiuto sono fornite da Altug e Miller (1990) e da Mace (1991). Alcuni autori sostengono però che i loro risultati di piena assicurazione del consumo dipendono crucialmente dalle tecniche econometriche e dai campioni utilizzati (vedi Nelson, 1994). 5 Backus, Kehoe e Kidland (1992) trovano anche che l’implicazione teorica del completo risk sharing secondo la quale il consumo aggregato tra i paesi dovrebbe essere più correlato dell’output aggregato, è ampiamente rifiutata usando i dati internazionali.
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Informazioni tesi

  Autore: Angela Parenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giampiero Gallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

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Parole chiave

mercati finanziari
risk sharing
unione monetaria europea
integrazione monetaria europea
shock economici
diversificazione del rischio
condivisione del rischio

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