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La costruzione sociale del knowledge management: opportunità ed ostacoli

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9 Tale problema è declinabile in due sensi. In primo luogo, i prodotti distribuiti nei diversi mercati debbono attenersi tutti ad un identico standard, il che richiede che siano diffuse in ogni ramo dell’organizzazione le competenze e le conoscenze basilari e necessarie, quelle “core competencies” che Prahalad e Hamel hanno riconosciuto essere i fattori cruciali della sopravvivenza dell’impresa nel tempo, oltre che del suo successo commerciale (Prahalad e Hamel, 1994). In secondo luogo, i prodotti potranno richiedere di essere diversificati in alcuni aspetti, relativamente ai mercati in cui vengono immessi. Tali modifiche potranno riguardare, ad esempio, i momenti più favorevoli alla commercializzazione d’un nuovo bene (un dato mercato può difatti essere più pronto di un altro ad accogliere un’innovazione per l’utilizzo della quale mancano ancora, nel primo dei due, le competenze minime necessarie a livello del pubblico di riferimento; così, la precoce messa in vendita del prodotto rischierebbe di essere un clamoroso buco nell’acqua, data l’ancora bassa diffusione delle capacità di utilizzo richieste); è però anche possibile ipotizzare che si rendano convenienti delle correzioni proprio a livello di prodotto, nei termini della sua struttura o di alcune sue caratteristiche o componenti (si pensi al caso di legislazioni nazionali richiedenti espressamente la dotazione alle autovetture di date misure di sicurezza minime o di limitazioni alle emissioni inquinanti 3 , od ancora si rifletta sull’eventualità di forti pressioni da parte di associazioni di tutela dei consumatori, ad esempio, le quali siano in grado di influenzare a tal punto l’opinione pubblica da indurla a rifiutare l’acquisto di computer i cui monitor siano sprovvisti di protezioni per la vista; in tali situazioni, si registra un automatico adeguamento da parte della casa produttrice, indotta a ridefinire almeno le procedure di realizzazione della merce). I casi qui richiamati evidenziano dunque alcune priorità e criticità per l’impresa multinazionale, la quale deve da un lato sviluppare efficaci strumenti d’informazione ed addestramento interno in ogni sua sede (non solo relativamente ai reparti produttivi industriali, ma più ancora per quanto riguarda le imprese di fornitura di servizi), dall’altro invece deve coordinare strategie di realizzazione e di implementazione dei prodotti in modo tale da generare un solido vantaggio competitivo sui mercati, senza perdere però la specificità dei propri articoli a causa dei cambiamenti resi necessari dalla strutturazione dei mercati di riferimento. Tutto ciò pertanto mette in luce l’importanza, per l’organizzazione multinazionale, di mantenere un corpus di competenze e conoscenze distintivo, inimitabile e resistente alla complessità sollevata dall’espansione del business, ma pone anche in essere la questione relativa alla capacità di far fruttare tale insieme di abilità professionali nonostante la dispersione delle locazioni produttive e gestionali dell’azienda. Emerge così l’idea della conoscenza organizzativa come risorsa variamente situata in persone, procedure, prodotti, vero fondamento dell’impresa nel mercato globalizzato. 3 Al riguardo, vi è un caso recente di legislazione ecologista, rappresentato dalla California, ormai da qualche decennio all’avanguardia su tali temi, la quale ha varato, nel maggio 2002, una legge che fissa il tetto delle emissioni gas contribuenti all’effetto-serra, individuando innanzitutto nei responsabili gli scarichi di camion ed autovetture. Cfr. su questo punto Rampini, 2002.

Anteprima della Tesi di Davide Nicolotti

Anteprima della tesi: La costruzione sociale del knowledge management: opportunità ed ostacoli, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Davide Nicolotti Contatta »

Composta da 534 pagine.

 

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