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La costruzione sociale del knowledge management: opportunità ed ostacoli

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2 Capitolo 1. Tendenze socio-economiche L’oggetto d’analisi del presente lavoro è una pratica manageriale che rivolge la propria attenzione verso la conoscenza dell’organizzazione mirando allo sfruttamento di tale risorsa, ritenuta cruciale per l’impresa, al fine di ottenere un vantaggio competitivo spendibile sul mercato per sopravanzare i concorrenti. Così descritto, il Knowledge Management (in breve, KM) parrebbe essere un modello di gestione tra i tanti, emersi negli ultimi quindici anni circa, basati fondamentalmente sulla organizzazione e gestione delle risorse intangibili detenute dall’impresa, le quali emergono e sono osservabili sotto forma di competenze professionali e pratiche ottimali espletate dal personale aziendale. Questa specificazione è utile in quanto consente di evidenziare due aspetti cruciali della questione, i quali permettono di distanziare il KM da altre modalità organizzative. In primo luogo, la gestione della conoscenza si confronta esplicitamente con una materia, la conoscenza stessa, di difficile definizione. Non è questa la sede in cui sarà affrontata tale problematica, in realtà propria della riflessione filosofica, né tantomeno s’intendono ricostruire i termini di un dibattito di vastissime proporzioni e di elevata complessità concettuale. Più precisamente e modestamente, è ora importante evidenziare una sorta di paradosso: quello per cui s’è giunti a ritenere opportuno, conveniente e vantaggioso che le organizzazioni gestissero appropriatamente la più controversa ed impalpabile delle risorse intangibili. Come sarà illustrato nel capitolo successivo, l’attuale valorizzazione della conoscenza organizzativa deriva da alcuni e ben precisi approcci alle problematiche dell’impresa, anch’essi fondati sugli asset immateriali, ma ciò che emerge di nuovo ora è che non si ritengono più sufficienti “semplici” informazioni e competenze per fornire vantaggi alle organizzazioni, si rende necessario invece un passo in più o, pessimisticamente, un salto nel buio: arrivare a gestire la conoscenza. Siamo dunque in un dominio ambiguo che, sinceramente, pare lontano dalla parola gestione con la quale è tuttavia accoppiato. Pare esservi anzi una notevole distanza tra ciò che noi stessi, in parte, non sappiamo di sapere (conoscenza), e l’idea di poter dirigere e trattare ciò che, appunto, non siamo neppure in grado di identificare con certezza. In questo sta il paradosso, metaforicamente esprimibile come l’opera di un pastaio che impasti soltanto farina, sollevando una nube di polvere fine, leggera, sfuggente, inafferrabile nella sua interezza. Veniamo dunque alla seconda osservazione che scaturisce immediatamente dall’espressione “Knowledge Management”. Questo secondo punto è descrivibile, sinteticamente, con una domanda, spesso una delle più insidiose che possano mai essere fatte: perché il Knowledge management? Tradotto in termini più vicini ad un’analisi sociologica, tale banale quesito potrebbe risultare come: perché in questo momento storico-sociale le organizzazioni si volgono a gestire la conoscenza che detengono? Ed ancora: vi è qualcosa, nell’ampio spettro dei fenomeni che, unitariamente presi,
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La costruzione sociale del knowledge management: opportunità ed ostacoli

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Nicolotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giuseppe Bonazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 534

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Parole chiave

conoscenza organizzativa
conoscenza tacita
knowledge management
learning organization
sociologia dell'organizzazione

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