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Ontologia e antropologia in Giordano Bruno

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9 Una riforma che ricorda quella del primo dialogo del Cantus Circaeus, opera pubblicata a Parigi nel 1582, e che rappresenta una sorta di favola morale che precede la trattazione del principale tema mnemotecnico, e nella quale viene ripristinato l’ordine naturale delle cose, assegnando a ciascun soggetto l’aspetto esteriore corrispondente alle proprie qualità interiori e, conseguentemente, il ruolo che gli compete nella gerarchia della natura. All’inizio dell’opera Circe rivolge il proprio lamento al Sole, denunciando la situazione di crisi e di decadenza universale venutasi a creare nel mondo a causa del venir meno di ogni ordine: tutto è apparenza, inganno, ipocrisia. In particolare, gli uomini hanno perso quei caratteri interiori che li rendevano tali, hanno assunto inclinazioni bestiali e da queste si fanno, ormai, guidare nella loro vita. In questa prospettiva il vizio viene configurandosi come rottura dell’ordine e dell’armonia propria della struttura dell’essere; come una sorta di caduta dell’uomo ad una condizione animale, come rinuncia alla propria natura specifica e alla dignità conferita da caratteristiche e capacità, intellettuali e sociali, peculiarmente umane. E poiché la tensione alla prassi della civile conversazione è caratteristica primaria della natura umana, il vizio ha una predominante valenza sociale, anziché cristiana o, in senso lato, religiosa. Echi erasmiani sono evidenti nella rappresentazione degli uomini ormai divenuti dei veri e propri sileni al rovescio, che celano al di sotto della loro apparenza immediata qualità che li accomunano ormai al mondo animale 8 . Lo stravolgimento del rapporto tra esteriorità ed interiorità, tra ‘figure dei corpi’ e ‘lineamenti nascosti’, è talmente radicale da richiedere un intervento soprannaturale. La stessa natura, definita ‘matrigna’ più che madre, è divenuta ingannatrice 9 . 8 Cfr. Erasmo: “Ogni ceto abbonda d’individui, che all’aspetto esterno si presenteno come uomini, anzi come uomini insigni. Se però apri il Sileno, troverai dentro a questo un maiale, dentro a quello un leone, dentro a quell’altro un orso o, forse, un asino. E’ un effetto tutto diverso da quello che i poemi mitologici attribuiscono agli incantesimi di Circe: i prigionieri di Circe avevano corpo di bestia e coscienza d’uomo, i nostri contemporanei invece nascondono sotto l’aspetto umano una bestia”. Erasmo da Rotterdam, I Sileni di Alcibiade, in Adagia, sei saggi politici in forma di proverbi, a cura di S. S. Menchi, Einaudi, Torino 1980, pag. 79 9 “Non è forse la stessa madre natura che ci inganna? Madre, avrei dovuto definirla, oppure matrigna? […] Perché allora abbiamo dovuto esperimentare nella natura stessa una simile ipocrisia? Se pochissimi animi di uomini sono stati plasmati, per quale motivo ti chiedo, tanti corpi sono stati modellati in forma di uomini?”. G. Bruno, Il canto di Circe, trad. it. di N. Tirinnanzi, Rizzoli, Milano 1997, pagg. 241-242.
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Ontologia e antropologia in Giordano Bruno

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Bonvissuto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Davide Bigalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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