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Stephen Toulmin ''neo-umanista'': scienza, etica e retorica

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1.2. Moore e Russell Sebbene successivamente ritenuto tale, il pensiero analitico non è la continuazione della tradizione empiristica inglese che da Hobbes e Locke arriva fino a Mill, infatti quando Moore e Russell nella Cambridge di inizio secolo iniziarono la loro riforma filosofica, nelle università britanniche l'empirismo classico era moribondo, rimpiazzato dagli anni '60 del diciannovesimo secolo dall'idealismo assoluto, "tardiva assimilazione dell'idealismo hegeliano temperato dalla moderazione inglese" 5 . La rivolta di Moore e Russell contro l'idealismo non era radicata nell'empirismo ma nel realismo platonico, che portava i due filosofi di Cambridge a rifiutare l'olismo monistico di Bradley (principale esponente dell'idealismo anglosassone) a vantaggio di una forma estrema di realismo pluralistico- atomistico. Per i neohegeliani, e soprattutto per Bradley, ogni procedimento analitico di distinzione e scissione di parti non può essere che falsificante la realtà autentica che è un tutto organico indivisibile: chi procede analiticamente non perviene a cogliere il reale, ma si muove nel mondo dell'apparenza. Dato il rovesciamento dell'opzione metafisica di fondo attuato da Moore e Russell con l'adesione al neo-realismo, anche la loro valutazione dell'analisi subì un mutamento radicale: proprio contro l'artificiosità del sistema, il metodo dell'analisi attenta e precisa, senza alcuna ansia di conclusione, diventava la garanzia per poter cogliere tutta la varietà e la ricchezza del reale. La concezione olistica di Bradley e degli idealisti li portava a sostenere che le relazioni modificano l'essenza delle cose che connettono (rappresentazione "internalistica" delle relazioni), determinandone la natura in base al sistema cui appartengono. Moore e Russell rivendicavano invece la completa distinzione tra l'essenza di una cosa e le sue relazioni con le altre (concezione "esternalistica" delle relazioni), relazioni che, a loro parere, rimangono oggettive e indipendenti dal soggetto che le percepisce. La diatriba coinvolgeva anche la formazione dei concetti, che, secondo Moore, "non sono astrazioni a partire da idee dipendenti dalla mente [come asserivano gli idealisti], ma esistenze indipendenti a pieno titolo" 6 che si combinano a formare proposizioni a loro volta oggetti di pensiero ma non determinate da esso: […] la realtà consiste di concetti combinati in proposizioni. La nozione idealista che l'unità di una proposizione dipenda dall'attività sintetizzante della coscienza fu [da Moore] spazzata via a favore di un platonismo senza restrizioni. 7 Conseguentemente una proposizione vera non corrisponde alla realtà, ma è parte della realtà stessa; la sua verità (o falsità) è assoluta – non una questione di gradi come sostenevano gli idealisti assoluti – perché la verità è una proprietà semplice, non analizzabile e intuibile che alcune proposizioni hanno ed altre no – come un oggetto può essere rosso oppure no, senza vie di mezzo. Qualsiasi altra teoria della verità, ad esempio quella classica corrispondentistica (secondo la quale una proposizione è vera quando corrisponde alla realtà), presupporrebbe la capacità da parte nostra di "andare oltre le relazioni tra concetti verso una realtà che le convalida" 8 , cosa che per Moore, abbiamo visto, è per principio impossibile: "Conoscere" è essere consapevoli di una proposizione, cioè di una relazione tra concetti; quindi non possiamo in alcun modo conoscere qualcosa che "sta al di là" dei concetti. […] Il mondo è composto da concetti eterni e immutabili, le proposizioni mettono in relazione i concetti l'uno con l'altro; una proposizione vera asserisce "la verità" di una tale relazione fra concetti, ed è "un fatto" o "una realtà". 9 5 WPAP, 5. Per un resoconto dettagliato dell'idealismo assoluto di marca britannica cfr. anche J. PASSMORE, A Hundred Years of Philosophy, London, Gerald Duckworth, 1966. cap. 3 (d'ora in avanti citerò quest'opera con la sigla AHYP, seguita dal riferimento alla pagina). 6 WPAP, 7. 7 WPAP, 7. 8 AHYP, 206. 9 AHYP, 206.
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Stephen Toulmin ''neo-umanista'': scienza, etica e retorica

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Moneti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Alessandro Pagnini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

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Parole chiave

bioetica
etica
morale
retorica
ludwig wittgenstein
jurgen habermas
stephen toulmin
storia delle filosofia contemporanea

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