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La procedura di codecisione

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organi in contrasto. Il Consiglio è spesso rappresentato a livello di COREPER e non a livello ministeriale; di solito, dopo le prime due sedute gli stati sono rappresentati dai loro rappresentanti permanenti, e spesso l’unico rappresentante che abbia uno status ministeriale è il Presidente del Consiglio (che è anche co- presidente del Comitato di Conciliazione). Se questo non va contro il dettato legislativo, che parla solamente di rappresentanti dei due organi, ostacola però i lavori di mediazione, visto che i rappresentanti permanenti non hanno alcun potere decisionale: non possono dunque prendere decisioni senza aver conferito con i ministri, e solamente in casi eccezionali possono sostituirsi a loro, con una decisione che deve essere però confermata successivamente. Per quanto riguarda la delegazione del Parlamento, questa è composta da semplici membri dell’organo (sebbene spesso membri delle commissioni parlamentari più rilevanti), in modo da rappresentare in piccolo la situazione politica effettivamente esistente al suo interno; è importante sottolineare come, vista la possibilità del Comitato di esaminare emendamenti nuovi, non proposti nella seconda lettura, vi sia il pericolo di raggiungere un accordo in sede di conciliazione, ma non una approvazione in seduta plenaria del Parlamento. 11 Infine bisogna considerare la situazione della delegazione della Commissione, che è sicuramente parsa la più in difficoltà nell’adattarsi a questa nuova procedura ed al suo ruolo di mediatore imparziale; questo perché il rapporto che la collega al Consiglio, in fase legislativa, è molto meno recente e più solido di quello che intrattiene con il Parlamento: al di là degli accordi di quanto ogni rappresentante poteva portare il suo assistente parlamentare, e un referente del gruppo politico di appartenenza. Anche il rappresentante della Commissione poteva portare fino a cinque assistenti: il totale delle persone partecipanti, quindi, saliva circa a cento. La conseguenza di questa situazione fu di avviare una prassi di incontri informali prima di ogni seduta del Comitato di Conciliazione, ed inoltre di favorire le sospensioni degli incontri “ufficiali” al fine di permettere un dialogo maggiore e più semplice tra le parti; peraltro la prassi dimostrò che ben pochi accordi furono frutto delle sedute del comitato, ma nella maggior parte dei casi erano ratifiche di accordi raggiunti altrove (con evidente sacrificio della trasparenza e della democraticità che si cercava di ottenere proprio con l’introduzione di questa procedura). 11 Questa situazione si è verificata in uno dei due soli casi, sui venti sottoposti a mediazione, nei quali a seguito della fase di conciliazione non si è giunti alla promulgazione di un atto: nel 1995, infatti, la direttiva sulla protezione legale delle invenzioni biotecnologiche (COM(88)496-COM/94/48 finale- COD 437), che (segue) giungeva alla approvazione finale da parte dei due organi, dopo un accordo raggiunto in sede di conciliazione, non fu approvato dal Parlamento in seduta plenaria. Per completezza però bisogna dire che il caso in esame, si presentava molto delicato, in quanto da un lato, le trattative su questa materia andavano avanti da ben sei anni, e dall’altro, il Parlamento stesso aveva inviato un avviso al Comitato di Conciliazione con il quale aveva sottolineato che non avrebbe automaticamente approvato un eventuale accordo, ma che comunque si riservava un’attenta analisi del testo.
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La procedura di codecisione

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Informazioni tesi

  Autore: Annamaria Vallies
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Serena Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

FAQ

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