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Controlli di vigilanza e sviluppo dei conglomerati finanziari

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13 5) Un’ultima differenza riguarda i metodi di valutazione utilizzati in sede di contabilizzazione degli elementi del bilancio: una società d’intermediazione è valutata in un’ottica di liquidazione, mentre per le banche si adotta una prospettiva di going concern 11 . Tuttavia, poiché manca un vero mercato secondario per i prestiti bancari, il loro valore di mercato è più difficile da determinare, con una conseguente maggiore imprecisione nella valutazione. In generale, tenendo conto dell’analisi qui esposta, il fallimento di un intermediario finanziario non bancario non sembra presentare il rischio di una crisi così vasta tale da danneggiare la stabilità dell’intero sistema. La situazione però diventa più complessa qualora si debbano studiare rapporti di gruppo tra differenti intermediari: in questo caso l’esposizione o il fallimento di un’istituzione può minare la solvibilità e la stabilità dell’intero complesso finanziario, sebbene l’incidenza possa essere limitata da un punto di vista legislativo dalla definizione di adeguate barriere di “indipendenza giuridica” 12 . Ciò significa che la regolamentazione sulle società d’intermediazione finanziaria, fondi comuni d’investimento e compagnie assicurative può essere, sotto certi aspetti, meno stringente rispetto a quella sulle banche (ad esempio, in tema di adeguatezza del capitale). Tuttavia essa è comunque necessaria almeno per far fronte alle questioni di protezione dei consumatori, presenza di asimmetrie informative e costi di agenzia, che sono più rilevanti. In questo senso non si discute dell’opportunità dei controlli sul sistema finanziario, che sono sicuramente accettati, ma piuttosto della definizione di un adeguato assetto organizzativo e operativo della regolamentazione, nel rispetto di condizioni di equità competitiva tra gli intermediari e in funzione dei loro comportamenti 13 . 11 Questo concetto deriva essenzialmente dalla ragioneria e si utilizza per indicare una valutazione dell’impresa assumendo l’ipotesi di continuazione dell’attività in prospettiva futura. 12 Goodhart C. e altri, “Financial Regulation – Why, how and were now?”, Routledge, Londra, 1998, pag. 13. 13 Carretta A. (a cura di), “Gli intermediari finanziari non bancari”, EGEA, Milano, 1995, pagg. 151- 152. Si riconosce, quindi, implicitamente, che i comportamenti degli intermediari possono essere anche notevolmente difformi, in funzione delle specifiche caratteristiche aziendali.

Anteprima della Tesi di Andrea Uselli

Anteprima della tesi: Controlli di vigilanza e sviluppo dei conglomerati finanziari, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Uselli Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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