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Controlli di vigilanza e sviluppo dei conglomerati finanziari

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8 operatori così differenti. In effetti gli intermediari si inseriscono nelle contrattazioni tra datori e prenditori di fondi, permettendo un avvicinamento delle rispettive preferenze. Si è inoltre sottolineato come l’operatività su larga scala consenta ad essi di massimizzare i benefici della diversificazione 1 , valutare con le migliori informazioni possibili la qualità e l’opportunità di un affare, e quindi ottenere profitti dall’attività di trasformazione delle scadenze e di concessione di servizi alla clientela. Potrebbe essere quindi interessante chiedersi perché un intermediario non offra tutti i possibili servizi che soddisferebbero i bisogni finanziari della clientela. La risposta, almeno in prima approssimazione, è una conseguenza della crescente complessità dei mercati dei capitali (almeno nei Paesi più avanzati da un punto di vista finanziario); proprio perché la gamma dei servizi richiesti (cioè, espresso in un’altra forma, dei bisogni degli operatori e del pubblico) è molto ampia, solo un intermediario specializzato può massimizzare i benefici della sua attività (in termini di diversificazione e contenimento dei rischi, screening e monitoring). Esiste poi una seconda giustificazione che si collega più direttamente ai rischi dell’intermediazione finanziaria. Nei suoi diversi segmenti, infatti, occorre valutare molteplici rischi di differente natura e per questa attività di analisi sono richieste conoscenze specialistiche ed un’elevata professionalità 2 . Tuttavia, come è noto, non sono mancate esperienze di fusione tra intermediari che operano in segmenti differenti: in passato ha prevalso la costituzione di filiali specializzate per sfruttare alcuni servizi comuni centralizzati; più recenti sono le esperienze di vera e propria fusione ad esempio tra banche e compagnie assicurative. Alcune di queste hanno condotto ad accordi di cooperazione a proposito delle politiche distributive e degli aspetti di marketing 3 ; altre forme di aggregazione hanno portato alla creazione dei conglomerati finanziari: a queste organizzazioni sarà dedicata la seconda parte di questo lavoro. E’ innegabile che si sono osservati processi di trasformazione tra gli intermediari finanziari, tali che i confini tradizionali tra questi (spaziali e funzionali) 1 Come sappiamo, tuttavia, questa non può mai essere totale, cioè non può portare all’annullamento dei rischi, perché esiste sempre una componente non diversificabile, nota come “rischio sistematico”. 2 Goodhart C., ”Moneta, informazione e incertezza”, Il Mulino, Bologna, 1994, pag. 167. 3 Manghetti G., “La vigilanza sul settore assicurativo e la sua evoluzione alla luce dei cambiamenti dei mercati finanziari”, dattiloscritto, 1998, pagg. 9-10.

Anteprima della Tesi di Andrea Uselli

Anteprima della tesi: Controlli di vigilanza e sviluppo dei conglomerati finanziari, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Uselli Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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