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Modelli di persistenza dei profitti

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Bibliografia assumere obiettivi di lungo periodo diversi dal profitto, assicurando un adeguato tasso di profitto con cui soddisfare la proprietà azionaria, anche se le critiche al paradigma derivano dagli insuccessi emersi nel tentativo di dare dimostrazione econometrica dei legami di causa – effetto presenti nella triade. Un approccio più recente non nega l’esistenza dei condizionamenti, né l’influenza dei vantaggi differenziali di cui godono le diverse imprese, e tuttavia la realizzazione del profitto d’impresa, più che derivare dalla dinamica complessiva del settore, viene fatta dipendere dalla bontà delle scelte imprenditoriali. Questo approccio tende a privilegiare il ruolo del “comportamento” quale fattore causale prioritario dello schema, esalta l’importanza delle strategie aziendali, e della loro coerenza con l’evolvere della struttura del settore, anche se non rende possibile presentare in termini normativi “corretti indirizzi strategici” senza contemporaneamente analizzare le condizioni settoriali che li giustificano. Si nota, infine, che le varietà delle “strutture”, dei “comportamenti” e dei “risultati” sono tantissime, che i risultati non dipendono esclusivamente dalla struttura o dai comportamenti, ma dall’insieme dell’andamento della domanda del settore (quasi sempre trascurata in questi tipi di studi) e del sistema economico generale. Appare poco produttivo tentare di definire delle relazioni fisse e generali applicabili ad ogni settore, anche se si deve sempre tenere presente l’importanza dei legami fra struttura,

Anteprima della Tesi di Riccardo Chiaramonte

Anteprima della tesi: Modelli di persistenza dei profitti, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Riccardo Chiaramonte Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 898 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.