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L'economia della palude e l'economia del mare nell'Alto Adriatico romano: immaginario antico e nuove prospettive esegetiche

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16 mare, con un corso ampio e profondo. Polibio sostiene che tutte, tranne una, sono di acqua marina e che perciò gli indigeni chiamano il sito “sorgente e madre del mare”; Posidonio, invece, afferma che il Timavo è un fiume che, scendendo dai monti, si inabissa in un burrone, scorre sotto terra per centotrenta stadi e riaffiora in prossimità del mare”. 21 (Trad. it. di N. Biffi) Il fatto che il santuario menzionato da Strabone non sia citato da nessun altro autore in rapporto al Timavo, ci porta a supporre che il geografo di Amasea abbia trasferito la notizia ‘di peso’ dalla sua fonte – in questo caso, molto verosimilmente Polibio o Posidonio -, senza curarsi di verificare se, a distanza di circa un secolo e mezzo, essa fosse ancora valida. 22 D’altra parte è lo stesso Strabone ad affermare, poco dopo il passo citato, che ai fini di un rigoroso procedere storico “conviene lasciare da parte le molte leggende o favole [come quella di Diomede o] come quella di Fetonte e delle Eliadi trasformate in pioppi neri sulle rive dell’Eridano, che non esiste in alcun luogo della terra, sebbene si dica che sia vicino al Po, e le galline faraone che in esse vivrebbero, poiché nulla di tutto ciò esiste in questi luoghi”. 23 La sua esposizione è del resto conforme ai criteri che egli stesso premette alla sua opera, e in cui si propone di “sorvolare sui dati di scarsa importanza e poco noti, per lasciare spazio a quelli di maggior risonanza e spessore, nonché di valore pratico, di facile memorizzazione, di sapore dilettevole” e paragona la sua fatica geografica alla “costruzione di una statua che si sviluppa per grandi linee, ove si eccettui qualche particolare che possa attirare l’attenzione dell’uomo amante del sapere e di quello votato all’azione”. 24 D’altra parte Strabone accorda generalmente grande attenzione, oltre che ai dati di ordine storico e mitologico, ad ogni genere di informazione riguardante le risorse locali, l’economia, il commercio, le vie di comunicazione terrestre e quelle di 21 Strab. 5, 1, 8 (C 214): ... ' &&  0   9 .   E*       %  1   )    E   &) B     "&-               $ 2  F     E G  "        )   # 3   $2      %   #          5 )    B    4 4      $ 22 VEDALDI IASBEZ 1994, p. 164. Sui legami tra il Timavo e l’eroe greco Diomede, si veda inoltre MASTROCINQUE 1987, pp. 79-96, secondo il quale l’introduzione del culto e del mito di Diomede in Italia, e in particolare presso il Timavo, andrebbe fatta risalire al periodo che va dal VI al IV sec. a.C., in connessione cioè con la frequentazione dell’alto Adriatico da parte dei mercanti ionici e di tutta la grecità dell’Asia Minore in genere. In generale, su Diomede in Occidente cfr. anche BRACCESI 1991, pp. 89-102. 23 Strab. 5, 1, 9 (C 216). 24 PRONTERA 1983, p. 3, da cui è stata tratta la traduzione del passo straboniano.

Anteprima della Tesi di Irene Cao

Anteprima della tesi: L'economia della palude e l'economia del mare nell'Alto Adriatico romano: immaginario antico e nuove prospettive esegetiche, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Irene Cao Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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