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L'economia della palude e l'economia del mare nell'Alto Adriatico romano: immaginario antico e nuove prospettive esegetiche

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7 geografica, è innegabile che la povertà lessicale delle lingue classiche nei confronti di ambienti quali la palude o il deserto sia indice di una “refrattarietà ad aprirsi a nuove realtà, intuite come mondi lontani e favolosi in quanto ‘altri’”. 9 E tuttavia, per richiamare quanto sarà esposto nel capitolo I, è evidente come da Eschilo a Strabone, da Virgilio a Livio, si riconosca un progredire delle conoscenze storico-geografiche, fatto che trova la sua controparte nella ‘terminologia’ del mare e in quella della ‘palude’: così, mentre Teopompo parlava di   , i tragici e Apollonio, seppur nell’aura del mito, sembrano insistere maggiormente su   e , dunque sulla connotazione palustre o, per così dire, ‘umida’, dell’ambiente veneto. Un osservatore privilegiato come Strabone, poi, si sofferma a descrivere l’incredibile fenomeno della marea che, soltanto in questo lembo di Adriatico, si distingue per la sua eccezionalità. Strabone, ‘osservatore esterno’, una conoscenza, la sua, che potremmo definire ‘dal mare’: dallo storico di Amasea non si discosta molto la posizione di un ‘osservatore interno’, il patavino Livio, la cui conoscenza ‘dalla terraferma’ lo porta comunque a mettere in luce la spiccata adriaticità del Venetorum angulus. In ogni caso, se vogliamo ricostruire l’assetto e i problemi sottesi a sistemi ‘marginali’ come la palude, dobbiamo valutare le fonti classiche con una certa cautela e, in certi casi, rileggerle attentamente. Le descrizioni letterarie, infatti, rispondono frequentemente a stereotipi preconcetti, tanto che il ‘paesaggio marginale’ può venire idealizzato secondo canoni di positività o di negatività. Sarebbe quindi un’operazione impossibile studiarne l’evoluzione senza l’ausilio delle fonti archeologiche, anche se la cultura materiale non può sempre aprirci spiragli sui mutamenti antropologici dovuti alla trasformazione dei territori, almeno per quanto riguarda il comprensorio che a noi interessa. Come sottolinea Traina, definire la palude antica non consiste tanto nel materializzarla, quanto nel darle una dimensione storica. 10 Le paludi, infatti, sebbene 9 TRAINA 1988, p. 44, si propone di tracciare una sintesi storico-geografica sul ruolo assunto dalle aree paludose nel mondo antico, indicandone aspetti positivi e negativi, nell’intenzione di sfatare alcuni miti e di inserire il ‘tema palude’ nel più complesso quadro del paesaggio antico. Attraverso un confronto sistematico delle testimonianze letterarie, ne consegue anche una nuova lettura storica delle bonifiche antiche, in grado di individuarne i limiti e l’entità effettiva. In particolare, l’autore sembra voler dimostrare come la documentazione scritta consenta il ripensamento di alcuni luoghi comuni, sia ‘primitivisti’ che ‘modernisti’, sull’economia rurale del mondo antico. 10 TRAINA 1988, p. 51.
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Informazioni tesi

  Autore: Irene Cao
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Giovannella Cresci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

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