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Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002

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11 proprio male e capisce che ciò che ha di fronte non è più il conduttore-regista ma che egli, in un gioco di rispecchiamento, si trova di fronte al “proprio doppio” (D’INCÁ 2002, p. 88). In questo passaggio, il lavoro d’improvvisazione è svolto esclusivamente dal conduttore imitatore. L’abilità del conduttore risiede nel compiere una sorta di ‘spostamento’ di prospettiva: egli, da un’iniziale posizione egocentrica, deve saper “entrare nell’altro per conoscerlo, ascoltarlo e osservarlo” (CASSANELLI-GARZELLA 1995, p. 190). 3) Instaurazione di una relazione: in questo momento l’imitato entra in relazione con il conduttore e partecipa all’improvvisazione guidata. Il sintomo diviene l’oggetto della messa in scena in forma caricaturale e parodistica. Esso “viene espulso, osservato, oggettivato, riconosciuto, ridicolizzato, fatto diventare altro da sé” (ivi). La fissità della patologia a questo punto scompare per lasciare il posto a una malleabilità e a una certa plasticità del sintomo stesso. Nello spazio teatrale, che altera e annulla le consuete coordinate di tempo e spazio, il sintomo acquista una “plusvalenza simbolica”. 4) Accettazione da parte del paziente della ridicolizzazione del proprio sintomo. Durante la messa in scena del sintomo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il/la paziente accetta, talvolta con divertimento, più spesso con curiosità e stupore, la rappresentazione degli effetti di automatismo e fissità che comporta la propria sofferenza psichica. Ma perché il paziente accetta una rappresentazione che a rigor di logica dovrebbe farlo soffrire? D’Incà formula in tal proposito svariate ipotesi. Anzitutto rileva l’importanza della relazione di fiducia e abbandono che l’utente instaura con il conduttore, e ipotizza che in questo binomio si instauri “qualcosa che ha a vedere con il fenomeno della catarsi” (ivi) Il paziente arriverebbe allora ad accettare la rappresentazione proprio in virtù dello ‘spiazzamento’ che essa comporta: in un luogo come il teatro, dove governano le regole della finzione e del gioco, per un meccanismo paradossale appare la verità intorno alla vera natura di fissità della patologia 10 . 10 Per approfondire vedi il diario dell’esperienza, D’INCÁ 2002, pp. 65-82, inoltre ivi, pp. 83-85, pp. 87-106, pp. 111-117 e il saggio BRECCIA 2002 a .

Anteprima della Tesi di Manuela Mattei

Anteprima della tesi: Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Manuela Mattei Contatta »

Composta da 215 pagine.

 

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