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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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16 morti e dai colori sgargianti” 15 . Negando il sistema dell’arte tradizionale e dissolvendo il primato dell’originale il Minimalismo, secondo Krauss, ha preparato la strada per l’affermarsi di un soggetto che “galleggia disperso nel labirinto di segni e simulacri del tardo postmodernismo degli anni ottanta [...] un soggetto che non ha più una propria percezione ma che è coinvolto nel vertiginoso sforzo di decodificare i segni che emergono da una profondità non più disegnabile su una mappa né conoscibile” 16 . Il ruolo del Minimalismo che Krauss delinea nei confronti del museo è parallelo alla lettura di Jameson nei confronti di quell’architettura che costituisce un hyperspace. Nell’iperspazio postmoderno l’individuo non riesce a determinare la collocazione del proprio corpo, a organizzare le percezioni di ciò che lo circonda, non gli è possibile, da un punto di vista cognitivo, tracciare una mappa del mondo esterno. Ne deriva la confusione di un ambiente nel quale le cose e le persone non trovano il loro posto, la condizione di spaesamento – “bewilderment” – di uno spazio “senza-forma”, né massa né volume, rappresentato dall’architettura di Portman e di Gehry 17 . Quest’ultimo, in particolare, ottiene “’effetto dell’iperspazio postmoderno” perché, come ha scritto Macrae-Gibson, “l’occhio umano ha ancora un’importanza critica nel mondo di Gehry, ma il senso del centro non ha più il suo valore simbolico tradizionale” 18 . L’architetto canadese mette in scena il disorientamento del soggetto in uno spazio che non può essere definito come vicino-lontano o familiare-sconosciuto, in uno spazio “non- situato” come lo sono le camere di una catena internazionale di motels o gli anonimi terminali aeroportuali 19 . Jameson definisce hysterical sublime il modo in cui il soggetto vive questa condizione. Mentre per Kant il sublime era l’esperienza dei limiti della figurazione e dell’incapacità per la mente umana di dare una rappresentazione delle forze della natura, il sublime postmoderno, per Jameson, va ripensato alla luce dell’eclissi della natura stessa e può quindi essere adeguatamente teorizzato come l’incapacità di immaginare, nella sua interezza, la rete globale del “terzo stadio del capitalismo”, il capitalismo multinazionale. 15 Ivi, p. 34 16 R. Krauss, The Cultural Logic of the Late Capitalist Museum, in AA. VV., October the Second Decade 1986- 1996, The Mit Press, Cambridge, 1997, p. 436 17 F. Jameson, Postmodernism or the Cultural Logic of the Late Capitalism, cit., pp. 38-45, 116 18 Ivi, p. 116 19 Cfr i “non-luoghi” di Marc Augé
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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Pasini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Salizzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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