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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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18 Pomian, invece, tale distacco determina il suo valore di “semioforo” 21 : un oggetto diviene “portatore di significato” perché, nel perdere la sua utilità, assume una pura funzione semantica. I due tratti caratteristici di un semioforo sono quello di offrirsi allo sguardo e quello di essere intermediario tra il visibile e l’invisibile, ponte tra lo spettatore e il nascosto, il lontano o l’assente. “Sia l’utilità sia il significato presuppongono un osservatore, non essendo altro che dei rapporti tenuti da individui o gruppi per il tramite degli oggetti, con i loro ambienti visibili o invisibili”. Tuttavia, a differenza dell’oggetto quotidiano che si realizza nel suo consumo, il semioforo svela il suo significato soltanto quando è esposto allo sguardo, quando diventa, quindi, un pezzo da collezione. L’invisibile è tale in diverse accezioni: perché collocato in un tempo o in un luogo diverso da quello attuale e presente, perché di durata limitata o perché sfuggente alla nostra conoscenza. In questo modo si spiega come, a seconda degli atteggiamenti che i vari periodi storici hanno avuto nei confronti dell’invisibile, si siano affermate le collezioni di diverse classi di semiofori, tra cui quelle di antichità, di oggetti esotici riportati da viaggi, di quadri e, più in generale, di opere d’arte moderna o di strumenti scientifici. Gli oggetti dell’antichità, non più considerati reliquie o mirabilia, da “scarti” diventano semiofori perché il loro studio permette, ad esempio, la comprensione dei testi antichi. Le collezioni di oggetti esotici del Seicento hanno reso visibile in occidente un mondo prima non conosciuto, vicino un mondo prima lontano. La collezione di quadri nasce, invece, per il potere riconosciuto all’arte di rendere visibile la Bellezza, di trasformare il transitorio nel durevole. Gli strumenti scientifici, infine, possono essere considerati intermediari nel senso che, con il linguaggio della teoria matematica, a partire da ciò che non si vede, permettono di giungere a conclusioni infallibili su ciò che non si può vedere. In tutti questi casi, l’oggetto ha perso il suo originale valore d’uso per acquisirne uno di scambio, scambio di un tempo passato, di un luogo lontano o di un sapere non immediatamente accessibile. L’oggetto, liberato dal suo uso, espone e rende visibile il suo significato, perso il suo statuto di “strumento” assume quello, più fecondo, di opera d’arte che si dispiega nel tessuto della sua Wirkung, ricezione e interpretazione. 21 Cfr K. Pomian, Collezione, in Enciclopedia Einaudi, vol. III, pp. 330-364

Anteprima della Tesi di Elisa Pasini

Anteprima della tesi: Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Pasini Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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