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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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5 (1990), il dilagare e la pervasività della logica del mercato, anche nella sfera culturale, ha determinato l’imporsi della logica della frammentazione e la costituzione di uno spazio di esposizione dell’arte più simile a quello delle aree industrializzate del tempo libero che alle precedenti istituzioni museali. Per Crimp, invece, il museo postmoderno segnala la fine della precedente logica museale di confinamento e di esclusione dell’arte. Mentre Krauss indica come caratteristica predominante del postmodernismo la frammentarietà, Crimp ravvisa nell’eterogeneità una sconfessione della pretesa di stabilire un ordine e una rappresentazione coerente di un qualsiasi insieme di opere d’arte; si affermano, egli sostiene, il valore della pluralità rispetto a quello dell’universalità, l’attenzione per l’altro rispetto all’esclusività dell’identico. Tra la condizione di frammentazione descritta da Krauss e la considerazione di Crimp del valore dell’eterogeneità, si collocano anche le riflessioni degli altri autori che hanno contribuito alla riflessione sul postmoderno in relazione all’arte e al museo. La prospettiva di Clement Greenberg e del suo allievo Michael Fried, a cui sono affiancabili le riflessioni di Yve-Alain Bois e di Brian O’Doherty, testimoniano la messa in discussione dell’autonomia dell’opera d’arte in rapporto allo spazio che la circonda. Dalla crisi della pittura da cavaletto (Greenberg) alla minaccia dell’“oggettualità” (Fried), dalla tesi di uno “spazio della distrazione e della dimostrazione” (Bois) alla descrizione del processo di letteralizzazione della superficie pittorica (O’Doherty), emerge la consapevolezza della fine di una percezione ottica “assorbente”, sostituita dall’affermarsi delle componenti tattili e teatrali, a cui corrisponde il passaggio dal moderno al postmoderno. Mentre Fried dimostra di percepire questo processo come perdita, nella restante critica e teoria dell’arte prevale la riflessione sulle caratteristiche di paratassi di elementi eterogenei, assenza delle tradizionali cornici e costituzione di uno spazio da esperire con il corpo e non solo con lo sguardo. Se, come ha affermato Greenberg, il pittorico si dissolve in tessitura e in accumulazione di ripetizioni, al posto di cornici di legittimazione e di definizione si affermano, a margine delle opere d’arte, apparati di commento per la liberazione dei loro molteplici significati. L’invito di Foucault a considerare il formarsi della conoscenza negli interstizi delle ripetizioni e dei commentari suggerisce l’ipotesi di un museo postmoderno come spazio critico e interpretativo: l’estetica di Vattimo permette di

Anteprima della Tesi di Elisa Pasini

Anteprima della tesi: Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Pasini Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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