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Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari

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IL SISTEMA ALIMENTARE NORDICO Completamente diversi erano i modi di produzione e i valori culturali delle genti 14 venute dal nord-est. Queste popolazioni, celtiche e germaniche, nomadi e senza un rapporto duraturo con un determinato territorio, erano solite percorrere le foreste del cuore dell’Europa. 14 Anche tra le popolazioni che comunemente vengono definite barbare, occorre fare delle differenze. L’Irlanda era abitata da popolazioni celtiche, che vivevano principalmente dell’allevamento e della coltivazione dei cereali. Già nel III-IV secolo, queste popolazioni si erano appropriate, nell’ambito dell’agricoltura, di essenziali novità tecniche usate nella vicina Britannia. Così il tradizionale aratro ad uncino era stato completato con un coltro di ferro, che facilitava di molto l’aratura e diventò uno strumento fondamentale che permise l’aumento della produttività dell’aratura e di conseguenza un visibile aumento demografico. I Frisoni, i Sassoni, i Turingi e i Longobardi, vivendo invece in una zona temperata dell’Europa, (tra il Reno e l’Elba) su terreni coperti per lo più da foreste di latifoglie e di conifere, nel paesaggio boschivo campestre, adattavano alle condizioni locali il proprio modo di conquistare il cibo. Base della loro esistenza era l’allevamento, principalmente di bovini, in gran parte anche di suini e soltanto in piccola quota di capre e pecore. Tra i cereali si coltivavano principalmente l’orzo e il frumento e per l’aratura ci si serviva dell’aratro a uncino, con un vomere di ferro e alle volte con il coltro. I Goti, gli Svevi, i Normanni, che occupavano le zone più a nord dell’Europa, vivevano grazie all’allevamento di bovini, pecore, capre e, in Gotlandia di cavalli. L’agricoltura era modesta e basata sui cereali. Il tutto era poi completato dalla pesca e dalla caccia di animali selvatici nelle acque e nelle foreste locali. Gli Slavi (di origine ancora incerta), si distinguevano invece per l’economia basata sull’agricoltura e l’allevamento. Erano agricoltori che coltivavano prevalentemente il grano, la segale e il miglio. Presso questo popolo l’allevamento, la caccia, la pesca e la raccolta dei frutti selvatici occupavano un posto secondario. I Balti, si occupavano dell’allevamento degli animali e, prima di tutto, di bovini, di pecore e capre, di cavalli, più raramente di suini. Particolare importanza aveva anche la coltivazione dei campi: venivano seminati principalmente il frumento, il miglio e la segale. Nelle zone boschive, la coltivazione di terre bonificate col fuoco, aveva certamente un ruolo fondamentale. E’ anche attestata la pratica più sofisticata dei due campi coltivati a rotazione e per l’aratura ci si serviva dell’aratro con vomere di ferro. Le provviste alimentari erano completate dalla caccia, dalla pesca e dalla raccolta dei frutti di bosco. Gli Ugrofinni, che occupavano originariamente i terreni che dai Monti Scandinavi arrivavano agli Urali, vivevano abbondantemente di quello che offriva l’ambiente boschivo e lacustre, praticando comunque un po’ di agricoltura e allevamento, soprattutto suino. L. LECIEJEWICZ, Il barbaricum: presupposti dell’evoluzione altomedievale, in «Storia d’Europa», vol. 3, Torino, 1994, pp. 41-83.

Anteprima della Tesi di Anna Francesca Pischedda

Anteprima della tesi: Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Francesca Pischedda Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

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