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Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari

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stanti. Filo conduttore sempre e comunque il cibo. Nel primo capitolo mi è parso necessario fare una sorta di premessa che partendo dall’alimentazione romana, confusasi verso il V secolo con quella germanica, doveva gettare un po’ di luce sulle origini di tutto il sistema alimentare medievale. Assistendo alla corale conversione del mondo mediterraneo verso la carne, ciò che più mi ha incuriosito è stato notare come gli uomini si adattino spesso e con rapidità a cambiare i loro gusti e anche le loro abitudini. Infatti non è solo il cibo che cambia, ma è anche il modo di avvicinarsi ad esso: a quel senso della misura, così tipicamente romano, si sostituiscono, nel Medioevo, l’eccesso e la sproporzione. In questo lungo periodo due sono gli ideali: l’eroe che mangia molto e quello che non mangia affatto. Tra questi ultimi sono compresi sicuramente quegli uomini di Chiesa, che per arrivare alla santità, scelgono di seguire la via della mortificazione della carne e della sottomissione a Dio piuttosto che al “ventre”. Questo e altro ancora, è contenuto nel secondo capitolo, che termina con una scoperta per me sconcertante nella sua scottante attualità: l’esistenza delle sante anoressiche. Col terzo capitolo mi sposto nel territorio dell’alimentazione tout court, con una doverosa rassegna degli alimenti principali. L’approccio a questo capitolo è stato sicuramente il più difficile, sia per la sistematicità con cui ho dovuto affrontare l’argomento, che mal si attaglia a chi è abituato a scrivere

Anteprima della Tesi di Anna Francesca Pischedda

Anteprima della tesi: Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Francesca Pischedda Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

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