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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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parigino per tutto il periodo di recite della moglie. Da Parigi la Ristori, alternando brevi soggiorni in Italia, incominciò a girare il mondo dando il via a quel nomadismo che caratterizzò l’attività delle nostre maggiori compagnie di prosa per tutto il XIX secolo e ancora nei primi decenni del successivo fino alla prima guerra mondiale, e anche dopo. 9 Successi, trionfi, ovazioni, onori accoglievano dovunque la Ristori che, ritornata in Italia, si godette un’onorata vecchiaia allietata dalle favolose celebrazioni dell’ottantesimo genetliaco. 10 Ma qui interessa comprendere che cosa la Ristori voleva dire al suo pubblico dal palcoscenico, e quale idea di teatro andava realizzando con le sue prestigiose interpretazioni. Bellezza, voce, eleganza di portamento – scrive la Ristori – non hanno altro che valore effimero se manca il fondamento vero ad un attore: cioè l’intelletto dell’Arte. E non basta nemmeno l’intelletto che è scultura a se stesso: non si estolle dalle vie della vanità, non perviene a nulla! Bisogna studiare, non superficialmente, innanzi tutto quello che io chiamo il materialismo della parte, in altri termini la forza fisica che occorre a renderla, e poi, il suo idealismo, sviscerando il carattere, dandogli il colorito che ha, mercé i colori che avete voi sulla vostra tavolozza. Il giovine che si propone di calcare le scene non deve contentarsi di essere una bella speranza, ma mirare a divenire un valore effettivo, e particolarmente (in ciò sta la difficoltà) in mettere d’accordo, per così dire, i colori che si posseggono con quelli che sono propri del tipo il quale è da rendere. Io avevo tutti i colori della mia tavolozza, avevo anche una potenza di fibra è vero, ma avrei sciupato gli uni e l’altra senza l’ostinata volontà di uscire dalla mia natura per entrare in quella del tipo che volevo rappresentare. Invece mi pare, che certe attrici non facciano altro che ridurre alla propria natura tutti i tipi. 11 Credo bene che questo sia il metodo più comodo […]; ma ecco che il giovine, di belle speranze resta in una mediocrità, una miseria addirittura! Sia loro di sprone, invece, il mio suggerimento. Le indeterminate raccomandazioni di cercare il vero ed il bello, non valgono a nulla se non si superano le grandi difficoltà di conciliare il vero che ha in sé l’artista, col vero che è nel tipo da rendersi. Solo per questa via l’artista raccoglie il premio dei suoi stenti. E chiudo col dire che nemmeno basta conoscere il vero obiettivo e metterlo d’accordo col sub obiettivo, ma bisogna fare di più, molto di più: non è lecito riprodurre fedelmente il vero come è in natura, perché il vero naturale è appena la radice del vero e del bello artistico; questo è il fiore di quello, e non bisogna, per così dire, cogliere tutta la pianta del vero ma il suo fiore. 12
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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Rizzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Franco Perrelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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