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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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perfezione una struttura già esistente e già articolata; pertanto esso esprime essenzialmente una disciplina, un desiderio di ordine, di decoro. Più complesso, contraddittorio in un certo senso, diventa il discorso sul repertorio della Compagnia Reale Sarda. Da una parte il problema deve essere collegato alla struttura organizzativa della Compagnia, in quanto espressione di una idea di teatro; dall’altra deve essere inserito nel problema, più vasto, della cultura del tempo. Per quasi vent’anni e forse più, la Compagnia Reale Sarda resta tagliata fuori dal dibattito culturale che appassionava poeti e letterati: quel dibattito tra classici e romantici che investì soprattutto la drammaturgia e dal quale poteva nascere e forse nacque, una nuova idea di teatro. Nel Piemonte la drammaturgia doveva fedelmente riflettere i valori morali, sociali, politici costituiti senza contestarli: e questo avviene puntualmente, se si osserva che, sui palcoscenici torinesi, non v’è riflesso, come non v’è nelle produzioni drammatiche, delle polemiche che agitavano la Lombardia, la Toscana. Classici e romantici si scatenano l’uno contro l’altro; e la scelta tra classicismo e romanticismo, in questi primi decenni dell’Ottocento italiano, non è questione di teorie letterarie, ma scelta di idee e molto spesso, come nel caso di un Modena, di un Mazzini, di uno stesso Niccolini, scelta politica. Nella seduta del 27 marzo fu decisa l’abolizione del sussidio governativo alla Reale Compagnia che concluse la propria attività come istituzione teatrale finanziata dal governo; Francesco Righetti succeduto al padre Domenico, nella conduzione, cercherà di mantenerla in vita ancora per qualche anno: ma ormai la fisionomia della Compagnia è diversa. Le sue sorti si sollevarono, soltanto, con l’intervento di Adelaide Ristori, sposata al marchese Giuliano Capranica del Grillo e saranno successi raccolti soprattutto sulle scene parigine, fuori dall’Italia. Nel 1853 fu sciolta la Compagnia Reale Sarda; le scuole per gli attori, vecchio sogno dei riformatori giacobini, non esistevano o, quando vi furono, furono accademie. Il dibattito sul teatro nazionale prese le pieghe più curiose e singolari: il duca di Ventignano, il Cioni Fortuna, il Nasi, per fare qualche nome, 5 appartennero alla schiera di scriventi sull’argomento, ma proposero nel migliore dei casi, un teatro moralizzatore, prospettarono riforme, soluzioni vaghe, nebulose, che niente avevano

Anteprima della Tesi di Alberto Rizzo

Anteprima della tesi: Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Alberto Rizzo Contatta »

Composta da 191 pagine.

 

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