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La responsabilità da reato dell'ente collettivo

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Quest’ultima si caratterizza, nella realtà odierna, per la sua evoluzione e per la sempre più rapida espansione, sia in termini di aggressione a beni giuridici rilevanti che di diffusione anche al di là del settore economico. La dottrina tradizionale, contraria al riconoscimento della legittimazione penale ai soggetti collettivi, ha individuato una serie di argomentazioni che si muovono ciascuna su piani diversi ma che risultano tutte accomunate dall’idea della irresponsabilità penale di tali soggetti: si tratta di modi di concepire il diritto penale e la persona giuridica piuttosto antiquati, per certi versi “arcaici”, che però non hanno permesso – almeno fino al d. lgs. n. 231/2001 – di pervenire ad un positivo approdo su questo tema. Il primo di questi argomenti a sostegno del “dogma” “societas delinquere non potest” è emerso sul piano logico-concettuale ed è la teoria della finzione. Legata ad una concezione soggettivistica del diritto che vede l’uomo come unico soggetto portatore di diritti e di doveri, la teoria della finzione risale alla prima metà del XIX secolo e storicamente rappresenta il primo ostacolo al riconoscimento della soggettività penale delle persone giuridiche. Essa fu elaborata dal padre della Scuola storica tedesca Friedrich Carl von Savigny, secondo il quale la persona giuridica rappresenta una fictio iuris, cioè una mera astrazione, non percepibile con i sensi, la cui esistenza dipende da un atto di riconoscimento dell’ordinamento giuridico. La persona giuridica, pertanto, viene ad individuare una realtà ontologicamente distinta dalla persona fisica, “un soggetto artificiale creato per semplice finzione” ( 1 ). 1 R. ORESTANO, Azione, diritti soggettivi, persone giuridiche, Bologna, 1978, 208.

Anteprima della Tesi di Gianmarco Cristiano

Anteprima della tesi: La responsabilità da reato dell'ente collettivo, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gianmarco Cristiano Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

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