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Il terzo pilastro della previdenza: analisi di un decollo mancato

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12 1.2 La previdenza nell’Italia post-industriale Nel vecchio ordinamento italiano il finanziamento delle assicurazioni sociali era dato dai contributi generalmente rapportati alla retribuzione; alle somme ricavate dai contributi si aggiungevano i trasferimenti statali. Il diritto alla pensione –sempre secondo il vecchio sistema retributivo – si acquisiva sostanzialmente in base a due elementi: il raggiungimento dell’età pensionabile e il godimento della prevista anzianità retributiva. L’età pensionabile variava a seconda del rapporto di lavoro: nel settore pubblico era di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, in quello privato 60 gli uomini e 55 le donne. La differenziazione per sesso è connessa alla maternità e al ruolo familiare della donna, ma i trattamenti tendono a convergere in relazione alla tutela sociale della maternità e all’aumento della partecipazione femminile alla forza lavoro. L’anzianità contributiva derivava dal rapporto assicurativo che s’instaurava tra il lavoratore e l’apposito ente di previdenza sociale, al quale venivano periodicamente versati determinati importi di denaro in misura proporzionale alla retribuzione percepita dal lavoratore; ciò avveniva continuativamente per tutta la durata del rapporto di lavoro e fino ad un massimo di 40 anni. Dall’anzianità contributiva dipendeva la misura della pensione spettante. La pensione di vecchiaia era corrisposta al raggiungimento dell’età pensionabile; dopo 40 anni di anzianità contributiva fino al 1975 era pari al 74% dell’ultima “retribuzione pensionabile”, nel 1976 divenne l’80%. La pensione di anzianità era prevista – qualunque fosse l’età raggiunta – a favore del lavoratore disoccupato o comunque privo di lavoro ma che poteva far valere 35 anni di contribuzioni effettive. Oltre a questi due tipi di pensioni ne esistevano altri: - pensioni per superstiti: pagate al coniuge o ai figli superstiti di lavoratori deceduti; - pensioni di invalidità: pagate a soggetti che avevano una ridotta capacità lavorativa per motivi civili o di lavoro; - pensioni sociali: pagate a soggetti che avevano raggiunto una certa età, privi di mezzi di sostentamento indipendentemente dal fatto di avere svolto un lavoro.
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Il terzo pilastro della previdenza: analisi di un decollo mancato

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Informazioni tesi

  Autore: Samuela Russo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Gloria Regonini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

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Parole chiave

fondi pensione
previdenza sociale
sistema pensionistico
pensioni
invecchiamento della popolazione
pensione integrativa
terzo pilastro della previdenza

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