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La critica ai consumi: la sottocultura No global

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17 serialità, la standardizzazione dei processi, la divisione tayloristica del lavoro portano al successo settori industriali come quello delle automobili, della chimica, della carta e della meccanica di precisione. La crescita italiana si traduce in un aumento del tenore di vita reso possibile dagli alti profitti delle industrie che garantiscono un’ottima copertura occupazionale e elevati salari. Le imprese italiane, godendo di elevati profitti grazie alla loro efficienza, sono stimolate ad investire in tecnologia sulla spinta di un mercato potenziale disposto ad acquistare grazie ad un buon livello di reddito (Sapelli, 1997). La situazione di benessere generale è il riflesso di una trasformazione della società italiana avvenuta durante gli anni del miracolo italiano. Negli anni precedenti, l’Italia si caratterizza per una struttura sociale rigida e suddivisa in classi impermeabili. S’individuano due classi di cui una è di dimensioni ridotte e l’altra, più ampia, coincide con gran parte della popolazione. Ognuna è portatrice di un proprio sistema di valori che rende quasi impossibile il passaggio all’altra classe. In realtà, tra le due classi si interpone uno “strato cuscinetto” che non può né appartenere alla classe superiore, quella della borghesia, né alla classe inferiore, quella del proletariato. Il boom economico mette in ombra l’importanza delle classi sociali lasciando lo spazio ad una: “(…) gigantesca struttura sociale di ceti medi. Quello che era apparso come una sorta di strato cuscinetto tra borghesia e proletariato appariva in realtà divenire – in concomitanza ad un processo di terziarizzazione della società, destinato a fagocitare o ridurre grandemente la numerosità degli appartenenti alle classi sociali contrapposte nell’ambito della piramide sociale – la fascia più consistente e tendenzialmente egemone nel sociale” (Fabris, 1995, p. 87). Il nuovo assetto sociale italiano rimane inizialmente legato ai vecchi valori tipici della cultura contadino/cattolica della rinuncia sostituiti rapidamente dalla cultura del consumo sulla spinta delle imprese. Esse diventano le promotrici di nuovi modelli di riferimento i cui valori vengono promossi attraverso la pubblicità. Falabrino (1999) individua nella società italiana una iniziale resistenza nell’abbandonare i vecchi valori per abbracciare immediatamente quelli di tipo capitalistico. Essa ha bisogno quindi di essere rassicurata sul fatto che i beni promossi

Anteprima della Tesi di Lorenzo Stevanin

Anteprima della tesi: La critica ai consumi: la sottocultura No global, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Lorenzo Stevanin Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.