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La critica ai consumi: la sottocultura No global

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10 raffinatezza da imitare mediante appropriazione degli stessi oggetti di consumo. Wedgwood, cosciente di tale meccanismo imitativo, sceglie di mostrare le proprie ceramiche nelle case di alcuni nobili in modo da trasferire un’aurea di prestigio ai propri prodotti. Le imprese, in generale, propongono dei modelli di consumo che si oppongono a quelli tradizionali e locali adottando i nuovi strumenti del marketing e della pubblicità. La nascita della cultura del consumo nel XVIII secolo rende la donna protagonista, la quale lavorando presso le imprese inglesi incomincia a disporre di un reddito per l’acquisto di quei beni che essa stessa ha in precedenza fabbricato a casa: abiti, biancheria, tendaggi ed accessori (McKendrick, Brewer, Plumb, 1982). Il desiderio di beni materiali viene alimentato dallo sviluppo nella società inglese di un sistema di valori all’interno dei quali il consumo viene visto come portatore di benessere e del bene collettivo. La nascita della cultura del consumo si diffonde inoltre in seguito alla metamorfosi che il negozio subisce durante la rivoluzione industriale (Codeluppi, 2000). Fino al XVIII secolo il negozio mantiene al suo interno il laboratorio dove vengono costruite artigianalmente le merci. Quest’ultime non sono visibili all’acquirente, in quanto stipate in enormi armadi. L’acquirente entra in bottega non sapendo cosa comprare e lascia che sia il negoziante a proporre dei pezzi magnificandoli in ogni loro aspetto. Il cliente si sente dunque in obbligo di comprare in cambio del tempo a lui dedicatogli dal negoziante. Tutto questo cambia con l’inizio del XVIII secolo grazie alla nascita delle prime vetrine. Esse hanno un aspetto non proprio simile a quelle attuali visto che sono realizzate unendo tanti frammenti di vetro. Si incomincia dunque ad esporre le prime merci. Lo stesso negozio al suo interno cambia fisionomia liberandosi degli armadi con grandi cassetti che vengono sostituiti da mobili idonei ad esporre i prodotti. Il laboratorio viene spostato dal negozio e va ad occupare le zone della periferia della città. In seguito, s’incomincia a produrre grandi lastre di cristallo che sostituiscono le “prime” vetrine. Le nuove vetrine dei negozi rendono più brillanti i colori delle merci esposte. L’uso inoltre dell’illuminazione artificiale e i giochi di luce di specchietti opportunamente posizionati accentuano la trasparenza delle vetrine. I negozianti cercano di
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La critica ai consumi: la sottocultura No global

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Stevanin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Relazioni Pubbliche
  Relatore: Vanni Codeluppi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

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Parole chiave

consumo responsabile
identita sottoculturale
rituali di aggregazione
stile vestimentario
consumismo
no global
sottoculture giovanili
sociologia dei consumi
anticonsumismo

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