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La soppressione dei conventi e dei monasteri nella Lombardia austriaca dai documenti del carteggio ufficiale (1763- 1790)

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7 Perché allora si decisero le soppressioni? Perché questa strategia trovò applicazione e sviluppo proprio in Lombardia? Le risposte che emergono dalla fitta corrispondenza ufficiale tra Chiesa e Stato, analizzata in questa ricerca, mal celano l’indubbia priorità dei motivi economici: Giuseppe II, il cosiddetto “re sagrestano” (definizione di Federico il Grande di Prussia), rispondendo ad alcune missive giuntegli da Milano giustificava, dietro un sostanziale decadimento della vita religiosa dei singoli istituti (inosservanza delle maggiori pratiche devozionali, mancanza di preparazione del clero regolare, ozio ed inutilità), la domanda sempre più crescente dello Stato di trovare nuove fonti e nuove forme di finanziamento per “rimpinguare” le proprie “casse”, “svuotate” dalla guerra dei sette anni appena conclusa e da una profonda crisi economica. Il sovrano ed i suoi collaboratori (Kaunitz a Vienna; Firmian, prima e Wilzeck, poi a Milano), per attuare il loro piano di riduzione (durato quasi trent’anni, dal 1762, in piena età teresiana, al 1790, anno di morte di Giuseppe II) si avvalsero anche del lavoro del clero più illuminato, maggiormente incline al giuseppinismo, rappresentato da personalità come Michele Daverio, Gaetano Vismara e Giovanni Bovara. Non si sopprimeva solo per motivi economici, ma lo si faceva anche per riformare altri aspetti della vita religiosa: il tratto originale della politica teresiano-giuseppina fu il rinnovamento dell’istituzione parrocchiale. Infine, e soprattutto, si sopprimeva per il presunto “Pubblico bene”, favorendo, laddove sorgevano le case dei regolari, la creazione di nuovi centri di assistenza sanitaria e promuovendo l’istituzione di scuole pubbliche. La Lombardia, che già per prima tra i domini degli Asburgo aveva “sperimentato” altre riforme, per prima “sperimentò” anche la strategia delle soppressioni (le prime riduzioni di case regolari si ebbero a partire dal 1768, con la soppressione dei cosiddetti “piccioli conventi”, ossia i conventini di campagna; mentre in Austria le soppressioni iniziarono solo a partire dai primi
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Informazioni tesi

  Autore: Gianraimondo Farina
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Mario Taccolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 393

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Parole chiave

antichi stati italiani
giurisdizionalismo
giuseppinismo
illuminismo
riformismo
storia moderna
soppressione dei conventi
storia della lombardia
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