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Metodi di compressione Jpeg e Jpeg2000 per immagini fisse

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10 Fig. 2.1 La sigla bpp in figura sta per “bit per pixel”. Una applicazione od un dispositivo è compatibile con lo standard JPEG se include almeno il supporto per il sistema baseline: di fatto, quest’ultimo è l’unico previsto dalla maggior parte delle implementazioni del JPEG. I 12 bit per campione, difatti, si giustificano in applicazioni molto specifiche, quali per esempio la radiografia digitale e, più in generale, i dati utilizzati nel medical imaging. E’ da ricordare inoltre che la variante della codifica aritmetica specificata dal JPEG è brevettata da IBM, AT&T e Mitsubishi, per cui non esistono implementazioni significative che prevedano questa forma di codifica entropica, in quanto sarebbero soggette al pagamento di royalties. In più, la codifica aritmetica presenta una maggiore complessità (sul concetto di complessità torneremo più avanti) che la rende inadatta per le implementazioni hardware a più alta velocità. Per tutte le suddette ragioni, sarà essenzialmente l’algoritmo baseline di compressione quello di cui andremo a trattare nelle pagine che seguono. 2.2.1 Lettura del file sorgente Nell’algoritmo baseline, come negli altri metodi sequenziali basatesi sulla DCT, i dati letti dal file sorgente vengono rappresentati, se M e N sono la dimensione orizzontale e verticale in pixel dell’immagine, come matrici di dimensioni (M,N) per immagini a livello di grigio oppure tre matrici di dimensione (M,N) per immagini a colori. L’algoritmo non supporta la rappresentazione di tipo “colormapped” per le immagini a colori, che quindi vanno trasformate nella rappresentazione RGB, acronimo che sta per Red, Green, Blue, rispettivamente rosso, verde e blu.

Anteprima della Tesi di Paolo Renzi

Anteprima della tesi: Metodi di compressione Jpeg e Jpeg2000 per immagini fisse, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Ingegneria

Autore: Paolo Renzi Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.