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Un nuovo approccio allo sviluppo territoriale: il marketing d'area ed alcune esperienze di agenzie europee

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Infine, il processo di privatizzazione, sicuramente, contribuisce a creare buone opportunità d’investimento per l’assorbimento e il controllo di imprese pubbliche di un certo spessore. 32 I Paesi dell’Europa Occidentale attribuiscono un ruolo differente agli IDE, riguardo al loro impatto sull’economia nazionale e alla loro capacità di contribuire alla crescita economica locale. In base all’orientamento politico seguito dai vari Paesi, possiamo riscontrare 2 contrapposti gradi di apertura al capitale estero: 1. quello del Regno Unito e della Spagna, più sensibili ad accogliere investimenti di provenienza estera; 2. quello dell’Italia e della Germania, meno orientate a tali problematiche. La Spagna, sin dal 1986 data del suo ingresso nella Comunità Europea, ha posto sempre particolare attenzione sugli investimenti nei processi di modernizzazione della propria economia. Ad esempio, l’industria automobilistica spagnola, che rappresenta il settore nazionale col maggiore volume di export, è interamente posseduta da capitale straniero. Nel caso del Regno Unito, pur non avendo raggiunto la proprietà estera lo stesso grado di penetrazione riscontrato in Spagna, è simile l’atteggiamento di apertura del governo sull’accoglimento del capitale estero. Sono stati ben accettati gli investimenti provenienti dagli USA e dal GIAPPONE, mentre regioni come la SCOZIA hanno potuto “rivitalizzare” la propria economia grazie al contributo di investimenti nel campo dell’elettronica che hanno generato, a loro volta, un cluster di imprese specializzate. Fra i Paesi che sono stati oggetto di studio dell’EPRC, l’Italia e la Germania hanno dimostrato uno scarso interesse, o addirittura una certa avversione, a determinati investimenti. Nel caso della Germania, oltre alla mancanza di vere e proprie Agenzie di sviluppo che pianifichino l’attività promozionale, mancano specifici incentivi finanziari e ciò si riflette su una bassa capacità di attrazione e un ridotto afflusso di IDE in entrata. Il massimo sforzo del governo tedesco è centrato, soprattutto, sulle imprese nazionali per sollecitarle ad investire sul proprio territorio e a demotivarle da eventuali strategie di sviluppo estero. 33 La situazione italiana non è molto differente. Infatti, soltanto in questi anni si avverte l’esigenza di adottare una condotta politico/operativa più pianificata e di costituire agenzie “reali” di sviluppo. Fino ad oggi, pochi e parziali sono stati i provvedimenti concreti per sostenere la politica di attrazione. Si è cercato di sviluppare il Mezzogiorno, semplicemente, ridistribuendo sul territorio gli investimenti endogeni attraverso agevolazioni finanziarie e fiscali. 34 32 Tale politica di abbandono della presenza pubblica nei mercati, stabilita dalla Comunità Europea, può incrementare i processi di privatizzazione francesi attivati di recente. 33 Le attività governative locali, in altri termini, puntano più al trattenimento delle proprie imprese che all’accoglimento delle aziende esogene. 34 Si ricordi la legge n. 488/92 e gli strumenti di programmazione negoziata quali i patti territoriali, i contratti d’area e i contratti di programma, mentre come sottolinea giustamente COMINOTTI la legge n. 156/93, cosiddetta legge “Baratta”, rimane l’unico strumento legislativo (adottato per stimolare la localizzazione in Italia di imprese estere) finalizzato a mettere a disposizione finanziamenti a fondo perduto a Regioni e Consorzi per realizzare programmi di promozione del territorio. Tale intervento legislativo è stato un vero disastro se si pensa che dei 50 miliardi stanziati solo 8 sono stati utilizzati e che la sua proroga è stata concessa solo per il 1996.
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea D'orazio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Massimo Paoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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