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La curva di Phillips: teorie e verifiche empiriche

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1.1 - La Curva di Phillips Prima della Seconda Guerra Mondiale poca attenzione fu dedicata al problema dell’inflazione. Negli anni trenta i prezzi rimasero generalmente stabili, e le loro variazioni precedenti (ad esempio, durante la Grande Depressione) sono stati sempre presentate come oscillazioni cicliche più che come secolari tendenze al rialzo. Gli episodi di crescita dei prezzi venivano attribuiti a particolari circostanze, spesso di natura monetaria. Keynes (1940) spiegava l’inflazione degli anni quaranta con una serie di eventi legati alla guerra. Vi era un eccesso di domanda attribuibile al grande aumento della spesa pubblica accompagnato dalla riduzione della produzione di beni e servizi per usi privati. All’inizio degli anni ’50 Bent Hansen (1951) presentò un modello nel quale prezzi e salari rispondono, ciascuno nel rispettivo mercato, ad eccessi di domanda (“inflazione da domanda”). In questo quadro fece la comparsa il famoso articolo di Phillips (1958). Questo era il resoconto di uno studio empirico della relazione tra le variazioni percentuali dei salari ed i livelli di disoccupazione nella storia del Regno Unito dal 1861 al 1957. Phillips stimò la seguente equazione lineare nei logaritmi: ()() (ucbaw logloglog ⋅−=+& ) dove è il tasso di crescita dei salari, a, b, e c sono tre parametri ed u è il livello di disoccupazione. L’indagine trovò che i punti rappresentanti le situazioni dei diversi anni si venivano tutti a collocare in prossimità di una curva decrescente come quella tracciata nella figura 1.1 . w& Le conclusioni che Phillips poté fare in relazione a questa stima furono: a. esistevano tassi di disoccupazione per cui il livello dei salari monetari si riduceva, e pertanto si poté individuare nella curva un livello di disoccupazione, intorno al 5,5%, per cui il tasso dei salari resta costante (punto a della curva); b. la pendenza della curva risultò maggiore per più bassi livelli di disoccupazione, ossia quanto più diminuisce la disoccupazione tanto più rapidamente crescono i salari; c. la curva è asintotica rispetto all'asse della ordinate, cioè esiste un livello di disoccupazione al di sotto del quale non si potrà mai scendere (circa 1% della popolazione attiva). Il risultato più importante dello studio di Phillips non stava comunque nell’aver posto in luce l'esistenza di una relazione funzionale inversa tra disoccupazione e variazione dei salari, perché questa era già stata più volte individuata da Irving Fisher, Keynes e Marx, bensì nell'aver suggerito che la relazione sarebbe stabile, cioè ad un dato tasso di disoccupazione corrisponderebbe sempre lo stesso saggio di variazione dei salari oggi o in futuro. Di conseguenza, controllando il livello della domanda globale, e quindi dell'occupazione, si sarebbe potuto controllare la variazione dei salari e quindi dei prezzi. Phillips chiarì in maniera abbastanza approssimativa la relazione che aveva scoperto. Egli sembrò spiegare il tutto con l'osservazione di un mercato del lavoro che funziona in base alla legge della domanda e dell'offerta. Pertanto l’aumento dei salari con bassi livelli di disoccupazione è dovuto essenzialmente al fatto che, 2

Anteprima della Tesi di Vittorio Santangelo

Anteprima della tesi: La curva di Phillips: teorie e verifiche empiriche, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Vittorio Santangelo Contatta »

Composta da 222 pagine.

 

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