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Il corpo ritrovato. Intervento educativo con donne operate di tumore al seno attraverso la metodologia della Biodanza

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9 Le cure si susseguirono a cicli quindicinali per tre mesi e convivere con quell’affanno non fu facile. C’erano i bambini. Risolutamente, decisi che non avrei permesso alla malattia di trasformarmi, nemmeno per un giorno, in una madre triste, sconfitta, ripiegata su se stessa. Dovevo salvaguardarli. Loro, riparati dall’incoscienza dell’infanzia, parevano non accorgersi di nulla. Troppo piccoli per capire, intuivano che c’era qualcosa che non andava ma non riuscivano a metterlo completamente a fuoco. Solo, il piccolo, che allora frequentava l’ultimo anno della scuola materna, prese a disegnare persone completamente calve: accanto a case, alberi, fiori, animali, scarabocchiava figure umane senza un solo pelo in capo. Non disegnò mai me senza e gli altri con i capelli ma fece un operazione esattamente contraria: la mamma era pelata, tutto il mondo era pelato, compreso se stesso. Sei mesi dopo, terminate le cure, i miei capelli cominciarono a ricrescere e, di pari passo, presero a ricrescere anche quelli della mamma nei suoi disegni: le spuntò dapprima una zazzeretta incerta e poi, via via, una capigliatura sempre più folta. In breve, riacquistarono il crine perso anche tutti gli altri. Faticai a rinunciare alla parrucca quando vivi la mia testa fittamente coperta da sottili capelli scuri. «Che ne dici» chiedevo a mio marito «se la porto ancora per un po’? Potrò toglierla più avanti, quando i capelli saranno un po’ più lunghi…» ma eravamo ad aprile, vicini ad una Pasqua che mai come quell’anno mi sembrò una Pasqua di Resurrezione, e l’aria si era fatta tiepida. Uscii con una testina cortissima, il viso truccato, ciglia e sopracciglia ricresciute. Mi piacqui talmente con quei capelli così corti che adottai quel taglio per un po’: era di una praticità e di una spensieratezza assoluta. Buttai la parrucca, pensando che non ne avrei più avuto bisogno, ma mi sbagliai. Tre anni dopo ebbi una ricaduta che mi costrinse a cure più potenti e debilitanti delle precedenti, cure a cui dovetti sottopormi in un grande ospedale del nord. Vegliata da mia madre, restai lontana da casa per settimane. Sentivo i bambini solo al telefono. Era Natale. «Fa freddo mamma lì da te?» «Abbastanza» «Quando torni?» «Presto, torno presto» «Quando presto?» «Quando lo dice il dottore» Tornai per l’Epifania, talmente indebolita da riuscire a malapena a camminare. I capelli erano nuovamente caduti. Quando fui in grado di uscire, andai a comprare un’altra parrucca nello stesso negozio dove ero stata tre anni prima. Ne presi una più corta della precedente, un po’ più chiara, sfilata sulla fronte e ai lati del viso. Quando la tolsi fui tentata di buttare anche quella ma, all’ultimo momento, cambiai idea e la chiusi in una scatola che finì in fondo all’armadio. Da allora, sono passati altri tre anni e la mia vita ha preso l’andamento tranquillo che ho voluto imporle, mentre la malattia, finalmente regredita, sonnecchia. «Sssh!» Dico ai miei bambini. «Facciamo silenzio. Lasciamola dormire.» E, mentre lei dorme, io veglio. Entrambi i lavori premiati riguardano i capelli, simbolo importante di femminilità. Perderli durante la chemioterapia costituisce la conseguenza che più rende appariscente la malattia a sé e agli altri, impedendo di tenerla nascosta. Oltretutto la modalità con la

Anteprima della Tesi di Isabella Casadio

Anteprima della tesi: Il corpo ritrovato. Intervento educativo con donne operate di tumore al seno attraverso la metodologia della Biodanza, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Isabella Casadio Contatta »

Composta da 310 pagine.

 

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