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La comunicazione e l'informazione nei processi culturali, tra teoria e indagine empirica (La costruzione mediata della realtà)

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americano considerato regola strategica e non più legge incontrovertibile. Con il “Watergate” arriva la consacrazione del giornalismo d’inchiesta, il giornalismo come “cane da guardia” del potere politico, alimentando studi sociali sul giornalismo e immaginari collettivi sulla professione. E’ un processo che prende forma e sostanza anche in Europa, ma con andamenti altalenanti… L’attenzione sociale e culturale nonché accademica sulla fenomenologia della comunicazione e dell’informazione di massa aveva trovato spazi e dibattito fin dalle prime decadi del secolo scorso: Max Weber al Congresso di Francoforte del 1910, proponeva uno schema concettuale di riferimento per una Sociologia del Giornalismo, allora connotata sulla base del quotidiano e della pubblicistica stampata. Il suo approccio era fondato su una metodologia di scomposizione nell’analisi dei diversi elementi del quotidiano: “ occorre misurare le superfici dei diversi settori del giornale con le forbici e il compasso e poi esaminare quali cambiamenti qualitativi presentano”. Evidente era la doppia prospettiva, quantitativa e qualitativa. Ciò per capire due realtà complesse l’una di fronte all’altra: la pubblicistica e la società umana: il giornale come espressione viva e immediata dei fenomeni sociali e culturali, esso stesso fattore funzionale alla cultura moderna. E’ proprio tra il XIX secolo e il XX che si costituisce un “campo giornalistico” come “campo socio- culturale” autonomo, relativo a una prima massificazione dell’informazione giornalistica d’attualità, una storia che inizia con la “Penny Press” americana e poi britannica, il giornalismo d’informazione, servizio e pubblica utilità così come valorizzato nella concezione dello stesso Walter Williams. L’avvento della comunicazione e dell’informazione elettronica ha suscitato una vasta gamma di studi e pubblicazioni da cui la teoria si è arricchita di termini, concetti, neologismi. La genealogia di tale teoria risulta basilare per comprendere i cambiamenti che si sono verificati nel modo di pensare la comunicazione, di capire le fasi e i processi che hanno condotto la comunicazione da semplice prodotto dell’industria mediatica a idea “totalizzante”, appunto una nuova idea “universale”. Il Novecento ha incarnato il progressivo slittamento dall’ideologia del progresso di matrice ottocentesca e positivista fino all’ideologia della comunicazione.

Anteprima della Tesi di Federico De Rossi

Anteprima della tesi: La comunicazione e l'informazione nei processi culturali, tra teoria e indagine empirica (La costruzione mediata della realtà), Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federico De Rossi Contatta »

Composta da 359 pagine.

 

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