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Vita reale e vita televisiva: ''La vita in diretta''

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13 La comparsa della neotelevisione alla fine degli anni ’70 accelera queste tendenze grazie alla quotidianizzazione del mezzo, quella che Francesco Casetti definisce ferialità: il palinsesto diventa giornaliero, non esistono più appuntamenti rivolti a singole fasce di pubblico, ma si impone un modello di TV di flusso che riduce le differenze tra i generi con l’obiettivo di coinvolgere più persone possibili. Secondo Raymond Williams, autore della definizione di flusso, esso “è unificazione, combinazione e fusione programmata di pezzi tra loro differenti e solo vagamente correlati” 17 . “Mentre la televisione degli anni ’60 era un ordinato avvicendamento di appuntamenti, adesso si tratta di fare i conti con una visione casuale, distratta e disincantata, spesso svolta insieme ad altre attività, dai lavori domestici, al gioco, alla consumazione dei pasti, al sonnellino pomeridiano”. 18 Il concetto è molto importante al fine dell’analisi, perché dà lo spunto per descrivere non solo le trasformazioni del mezzo televisivo e le caratteristiche della neo televisione, ma anche i cambiamenti legati agli usi sociali del medium. Il passaggio da una TV festiva, fatta di singoli testi e caratterizzata da programmi sostanzialmente rigidi, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, ad una televisione continua, che non chiude mai, aperta 24 ore su 24 e inserita pienamente nei ritmi e nella vita delle singole persone, determina un cambiamento significativo nella percezione degli individui. La TV rappresenta quasi una sorta di vita parallela, un ambiente accattivante in cui è possibile accedere quando si vuole. È con la neo televisione che il mezzo televisivo entra a pieno titolo a far parte della vita del pubblico e gradualmente a trasformarla per diventare, come vedremo, un tutt’uno con essa. Una prima e significativa conseguenza della TV feriale di flusso è la mediatizzazione dei rapporti sociali di cui si parlava, che nasce da una esperienza di vita a stretto contatto con i media. “I nostri rapporti sono intrisi di televisione, raccontati, costruiti e interpretati dal linguaggio televisivo. (…) Vivere con la televisione significa imparare in modo veloce, incessante e inconsapevole, a ridefinire di continuo identità individuali e collettive”. 19 Quest’ultimo aspetto fa nuovamente riferimento alla condivisione di elementi comuni, alla capacità del mezzo di perpetuare rappresentazioni e visioni del mondo. La neotelevisione, inoltre, rafforzando la pervasività del mezzo, crea le premesse per una un’ulteriore radicalizzazione che porterà gli individui a mettere in comune non solo la propria cultura e i caratteri di una medesima appartenenza, ma la stessa vita personale. 17 Marcello Walter Bruno, Neotelevisione, Rubettino, Messina 1994, pag. 18 18 Enrico Menduni, Appunti corso istituzionale 2001 - 2002 19 Giovanni Bechelloni, Televisione come cultura, Liguori, Napoli 1995, pag. 19

Anteprima della Tesi di Matteo Spicuglia

Anteprima della tesi: Vita reale e vita televisiva: ''La vita in diretta'', Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Matteo Spicuglia Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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