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Le organizzazioni territoriali dell’innovazione, il caso Sophia Antipolis

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predispone un programma di collegamento industriale gestito da una sua apposita struttura (il Centro di Collegamento Industriale). Nel parco si insediano organismi di insegnamento e ricerca (fase istituzionale), grandi gruppi nazionali e internazionali attratti dal potenziale di ricerca e dalla qualità del capitale umano disponibile (prima fase imprenditoriale), nuove imprese spin-off generate da idee e progetti in seno alle grandi imprese presenti nel parco (seconda fase imprenditoriale). Il parco di ricerca tende alla promozione di attività alla frontiera della tecnologia. L’accento è posto sulla “R” della R&S e il parco si muove dunque, verso la scoperta di innovazioni. Questo processo è caratterizzato dall’alto contributo scientifico necessario e dal lungo intervallo temporale richiesto per riuscire ad ottenere positive ricadute economiche. Da questa prospettiva esso ci appare come un ponte gettato per unire la fine del ciclo di vita di una tecnologia giunta a maturazione e l’inizio di un altro che ne rappresenta una nuova. I parchi scientifici di seconda generazione sono rivolti all’innovazione e si affermano a partire dalla seconda metà degli anni ’70: rispetto al parco-raccolta, l’accento si sposta dalla ricerca scientifica (sviluppo delle conoscenze) alla ricerca tecnologica (sviluppo delle applicazioni). Questo tipo di parco è orientato verso la “S” della R&S e si posiziona allora nelle fasi di diffusione e sviluppo del ciclo di vita di un prodotto. Questo significa che esso presenti una crescita accelerata dei risultati conseguibili rispetto agli impegni (risorse
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Le organizzazioni territoriali dell’innovazione, il caso Sophia Antipolis

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Langkraer
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Paolo Ghelardoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 263

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