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L'emigrazione ed il frontalierato in provincia di Sondrio

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13 Va anche detto che la Valtellina, per oggettive condizioni naturali sfavorevoli, si è spesso trovata in situazioni di clamoroso ritardo rispetto agli eventi. L’Austria realizza, tra il 1818 ed il 1825 arterie stradali di notevole importanza (la Statale dello Stelvio, quella dello Spluga e quella del Passo dell’Aprica) che avrebbero facilitato gli scambi commerciali, anche con l’estero, attraverso la valle. I benefici però dureranno per un periodo relativamente breve in quanto, con l’apertura del traforo ferroviario del Frejus nel 1871 e del Gottardo qualche anno dopo, la provincia di Sondrio viene improvvisamente tagliata fuori dalle vie di transito verso il centro ed il nord Europa. Le cose non cambiano sostanzialmente neppure con l’avvento della strada ferrata: la Valtellina si era trovata addirittura all’avanguardia per certe soluzioni tecniche: è del 1885 la prima tratta Colico-Sondrio, di un anno più tardi la Colico-Chiavenna, mentre nel 1902, con la Sondrio-Tirano, si ebbe l’elettrificazione delle ferrovie (la prima in Europa). Il problema era che, con il modernismo del mezzo ferroviario, si trovavano a convivere temporaneamente mezzi alquanto arcaici di trasporto, come i “navét” per l’attraversamento dei fiumi e le vetture a cavalli. Le innovazioni tecniche non intaccano quindi, come si è detto, il tessuto sociale e, in modo determinante, nemmeno quello economico. Per quanto riguarda l’aspetto sociale, vale la pena di rilevare l’assenza di coscienza proletaria che nasce usualmente con il formarsi della classe operaia. Questo è dovuto al fatto che, in una società costituita dal 90% di contadini, erano questi ultimi che venivano chiamati a lavorare nelle nascenti attività secondarie e le cui radici rimanevano saldamente ancorate alla lavorazione della terra, in funzione di quella forma di attività promiscua che ha sempre caratterizzato l’economia valtellinese ed è proseguita anche in tempi recenti con la forma più moderna del part-time. Ritornando agli aspetti economici, permane la scarsa possibilità di sostentamento di tutta la popolazione con le inadeguate risorse locali. Di qui il fenomeno massiccio dell’emigrazione, sia continentale, perlopiù verso la vicina Confederazione Elvetica, sia extra- oceanica, la cui prima imponente ondata si ha proprio negli ultimi anni dell’Ottocento verso gli Stati Uniti e l’Australia. Chi non ricorre all’espatrio e risiede nelle zone di confine spesso integra il reddito con l’attività illegale del contrabbando: fenomeno comprensibile alla luce del basso tenore di vita dell’epoca.
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L'emigrazione ed il frontalierato in provincia di Sondrio

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Informazioni tesi

  Autore: Maddalena Schiantarelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Marita Rampazi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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