Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'emigrazione ed il frontalierato in provincia di Sondrio

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

15 economico, solo effetti deprimenti; l’aumento dei prezzi si risolse in un miglioramento delle ragioni di scambio dei prodotti agricoli offerti dalla valle contro i prodotti industriali di cui essa era compratrice; si ha qualche sviluppo industriale e qualche beneficio dalla spesa militare tipica di un’area di retrovia”; l’inflazione “favorisce gradatamente la piccola proprietà contadina, oppressa da vecchi debiti” 31 . Dopo il 1918, con la fine della guerra e superata la crisi postbellica, si sviluppano e riprendono diverse attività, come quelle volte alla costruzione di impianti idroelettrici che giungono ad impiegare cospicue quote di addetti: fino il 40% dell’occupazione industriale valtellinese. A tale forza lavoro, tuttavia, spesso concorrevano lavoratori immigrati, soprattutto dal Veneto e dalla Calabria. Quando la situazione economica aveva cominciato a migliorare, nel 1929, era sopravvenuta la grande crisi economica mondiale: in Italia, la svalutazione era stata del 40% circa, i fallimenti numerosissimi, il commercio estero si era ridotto di quasi due terzi, dal 1929 al 1933, e la disoccupazione era salita fino a toccare la cifra di un milione e 200 mila unità 32 . In provincia di Sondrio, per le solite ragioni di isolamento e di arretratezza economica, la crisi tarda a farsi sentire, con l’eccezione della disoccupazione che, nei maggiori centri, non agricoli, porta a conseguenze non indifferenti. Oltretutto, nel periodo fascista, viene del tutto a mancare la tradizionale valvola dell’emigrazione: nel 1935, quella extracontinentale è ridotta a 100 unità e quella continentale a poco più di 1000 33 . Il governo fascista, infatti, scoraggiava decisamente l’emigrazione all’estero e, nel contesto della valorizzazione del mito della ruralità, poneva un grosso vincolo anche alla migrazione interna: i lavoratori potevano abbandonare i luoghi di residenza solo dietro l’autorizzazione del prefetto. Nel 1940, l’Italia scende in campo al fianco della Germania nella seconda guerra mondiale. Questo avvenimento porta con sé tutti i problemi, tipici di ogni guerra: il tesseramento dei generi di prima necessità, il rialzo dei prezzi ed il parallelo aumento dell’inflazione. La maggior parte dei giovani sono al fronte per cui, almeno dal punto di vista occupazionale, non mancano posti di lavoro, soprattutto nella pubblica amministrazione. Inoltre, numerose aziende con sede fuori provincia, al momento dell’ingresso nel conflitto 31 Ibidem, pp. 58/59. 32 De Bernardi L., Lineamenti dello sviluppo, cit. 33 Ibidem.

Anteprima della Tesi di Maddalena Schiantarelli

Anteprima della tesi: L'emigrazione ed il frontalierato in provincia di Sondrio, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Maddalena Schiantarelli Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1428 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.