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Neotecnologie e contemporaneità. Per una grammatica della testualità digitale

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Università IULM - Dottorato di ricerca - XV ciclo Le letterature, le culture e l'Europa: storia, scrittura e traduzioni Federico Pellizzi, Per una grammatica culturale della testualità digitale - Cap. I 17 lavoro editoriale, della distribuzione dei testi. Sicuramente anche sul «tavolo di lavoro» del letterato l’impiego delle tecnologie digitali ha imposto ab origine anche nuovi problemi metodologici, teorici e pragmatici, e non si è mai trattato, da Padre Busa 7 in poi, semplicemente di «applicare» delle tecniche per facilitare i compiti di un sapere già costituito. Né, tantomeno, di automatizzare «dati». Come scriveva Mario Ricciardi, «La tecnologia elettronica sembra aggredire un universo potenzialmente saturo di informazione, in cui è facile accumulare i dati e, al contrario, difficile informatizzarli e quindi renderli realmente accessibili. In questo caso, informatizzare significa propriamente attribuire un significato ulteriore, o almeno possibili significati aggiuntivi, ai documenti, oggetto di un radicale processo di in+formazione [...]. In questa prospettiva viene considerato di modesta importanza l’accumulo dei dati (perché appaiono largamente disponibili), tecnicamente poco interessante (perché facilmente risolvibile) l’immissione dei dati stessi, e invece strategico il progetto “informatico” e di rilievo decisivo il modo del trattamento del dato, cioè appunto la rete di connessioni che lo rende attivo e fruibile». 8 Tuttavia non si può trascurare che la messa a punto di un simile «progetto» richiede sempre uno scambio sistematico di conoscenze, un concorso programmatico di competenze, un insieme di criteri condivisi, e quindi un enorme lavoro collettivo. Insomma instaura una «rete di connessioni» già nel momento in cui ci si accinge a pensare all’impostazione dei problemi e degli obiettivi. Tale sollecitazione a impostare la ricerca come un programma che coinvolga figure molteplici e differenziate sembra riguardare più una trasformazione della mentalità degli studiosi che il coinvolgimento istituzionale di un maggior numero di enti e atenei. Forse il languire di molti prototipi deriva dalla permanenza di un abito umanistico ormai chiusosi in uno scambio convenzionale e in una sostanziale solitudine. 7 Roberto Busa è considerato uno dei fondatori dell’informatica umanistica, essendosi dedicato fin dagli anni Quaranta, dapprima con le schede perforate, poi via via con le tecnologie che gli si offrivano, a studiare con strumenti digitali il lessico di San Tommaso D’Aquino, e in particolare il valore della preposizione «in». Si veda R. Busa, La terminologia tomistica dell’interiorità, Milano, Bocca, 1949; inoltre Id., Fondamenti di informatica linguistica, Milano, Vita e Pensiero, 1987, nonché l’Index Tomisticus (Cd-Rom), Gallarate (Va), Cael - Aloisianum, 1998. 8 M. Ricciardi, Studi umanistici e nuove tecnologie, in M. Ricciardi (a cura di), Oltre il testo: gli ipertesti, Milano, Franco Angeli, 1994, pp. 13-14.
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Informazioni tesi

  Autore: Federico Pellizzi
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Letterature comparate (Le letterature, le culture e l'Europa)
Anno: 2002
Docente/Relatore: Patrizia Nerozzi Bellman
Correlatore: GiovanniPuglisiFrancescaSantulli
Istituito da: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
Dipartimento: Istituto di Arti, Culture e Letterature comparate
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

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Parole chiave

filologia digitale
generi ipertestuali
ipertestualità
pragmemi
ipertesti
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