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Il sistema formativo e il formatore in Inghilterra. Elementi di comparazione con l'Italia

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3 Alla base della soluzione “comprensiva”, invece, non c’era soltanto la convinzione che fosse necessario organizzare le scelte professionali inserendole in un solido impianto culturale, ma soprattutto la volontà di abbattere le barriere sociali che trovavano espressione nella tripartizione del sistema. La scuola comprensiva venne intesa come comunità educante, funzionale alla convivenza civile, piuttosto che mera istituzione formativa in cui i relativi processi si svolgessero insieme a quelli di professionalizzazione. Tale ultima impostazione trovò avvio nel 1965 con l’avvento al governo inglese del partito Laburista il cui Ministro dell’Educazione Antony Crosland pose fine con una semplice circolare alla selezione all’età di undici anni ed eliminò la separazione tra i vari tipi di istruzione secondaria. Lo stesso partito Laburista con una legge, Act del 1976, consolidò la riforma del sistema scolastico e conferì al Segretario di Stato per l’Educazione il potere istituzionale di attuare sull’intero territorio nazionale la scuola secondaria di tipo comprensivo La successiva riforma del 1988, intrapresa dal governo conservatore di Margaret Thatcher, rappresentò un intervento strutturale ed organico di revisione del sistema educativo progressista e del modello di Stato assistenziale sviluppato dal partito laburista nel dopo guerra. Essa è stata caratterizzata dalla introduzione del National Curriculum, obbligatorio per tutte le istituzioni scolastiche operanti nell’età dell’obbligo: furono infatti fissate dieci materie fondamentali, tre delle quali (inglese matematica e scienze) dovevano costituire l’area comune; le rimanenti sette materie (tecnologia, storia, geografia, lingua straniera, musica,arte ed educazione fisica) erano orientate a contenuti di ambiti culturali diversificati. Altro aspetto innovativo della riforma riguardò i programmi delle varie materie che non vennero appositamente definiti per consentire una loro modularità in funzione delle esigenze future: furono, infatti, tracciate solo le linee guida dei programmi stessi.Per contro, vennero enunciati con grande precisione gli obiettivi che dovevano essere raggiunti alla fine dei dieci anni della scuola dell’ obbligo . La terza novità della riforma Thatcher riguardò l’introduzione di sistemi di valutazione del profitto da effettuare a intervalli regolari per quanto riguardava la scuola dell’obbligo. Nel contesto di questa riforma si completò la riorganizzazione dell’impianto strutturale degli organi preposti al governo dell’istruzione e della formazione; fu così ridotto il potere delle

Anteprima della Tesi di Federica Busato

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Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Federica Busato Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

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