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Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni

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Il Porto Pamphilio Dopo la fine del dominio Veneto, avvenuta nel 1509, Ravenna tornò sotto il dominio pontificio con l'allora Papa Giulio II. Ciò non giovò affatto al Porto Candiano, le cui opere vennero abbandonate, tanto da divenire inservibili. Nel 1608 il Cardinale Legato Gaetani o Caetani, fece riprendere gli scavi per il porto, che prese il nome di Porto Gaetano, situato dove ancor oggi vediamo le rovine della Torre Guardiana detta la "Turazza", a circa quattro chilometri dalla foce dei Fiumi Uniti, a ridosso della via Marabina. Ma si continuò a chiamarlo Candiano. Così, in onore del benefattore della città, fu costruita una colonna sormontata da un'aquila, ancor'oggi situata in Piazza dell'Aquila (ora Piazza XX settembre). Causa le alluvioni dei fiumi il Porto Gaetano durò ben poco, senza considerare la lontananza del porto della città. Cosicchè, nel 1651 il cardinale Stefano Donghi, iniziò i lavori per collegare il porto Candiano alla città. Il nuovo canale navigabile, battezzato col nome di "Pamphilio", in onore del Papa Innocenzo X, di Casa Pamphili, il quale seguiva l'odierno corso dei Fiumi Uniti, fino al ponte ferroviario, quindi, con una curva a gomito detta Voltazza, seguiva pressappoco il tracciato dell'attuale via Panfilia e terminava a pochi passi da Porta Nuova. (13) Il nuovo Porto - Canale fu inaugurato nel 1654 con grandi feste. Si provvide da parte del Cardinale Donghi, a regolamentare la navigazione e soprattutto a proibire di servirsi di altri porti minori come il Primaro, il Pirottolo, il Fosina. Il Pamphilio però, non ebbe vita lunga, in quanto, il Fiume Ronco, che costeggiava la Darsena, con le sue piene,

Anteprima della Tesi di Massimo Scinardo Tenghi

Anteprima della tesi: Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Massimo Scinardo Tenghi Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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