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Il lavoro tra economia e società. Le trasformazioni del lavoro e le nuove forme della parasubordinazione. Una ricerca empirica in Emilia Romagna

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8 logica interna che porterà conseguenze negative, non solo per la classe operaia, ma anche per i capitalisti. Marx rileva che la logica capitalistica arriverà ad un punto in cui i capitalisti, interessati a produrre una maggior quantità di beni, acquisteranno nuovi macchinari. Questo comporterà, da un lato, l’aumento della disoccupazione, ossia un esercito di mano d’opera di riserva e dall’altro la caduta tendenziale del saggio del profitto per i capitalisti (Marx, 1867). L’idea di lavoro che emerge dallo studio marxiano del capitalismo è piuttosto negativa, soprattutto se consideriamo la differenza che Marx rileva tra l’essenza attribuita dallo studioso tedesco al lavoro e il vero lavoro, considerato alienato, che è in ultima analisi quello che si realizza agli occhi dell’autore. Per Marx, infatti, il lavoro è l’essenza dell’uomo, è un mezzo per la realizzazione del proprio sé; l’uomo diventa pienamente tale per mezzo del lavoro che gli permette di esprimere la propria personalità e creatività e di imprimere la propria soggettività su ciò che produce. Attraverso la produzione l’uomo manifesta se stesso, afferma la sua vera natura, la propria individualità, singolarità, appartenenza e si rispecchia in un mondo che è creato da lui ossia un mondo umano. Il lavoratore è l’homo faber, ossia l’uomo che mentre trasforma la natura produce ed esprime se stesso, un uomo che è legato a ciò che costruisce in quanto impegna le proprie facoltà e attitudini. La realtà è molto diversa in quanto, nel capitalismo, l’essenza del lavoro è momentaneamente perduta, essa è diventata lavoro reale, alienato, sganciato da ogni contenuto, legato al bisogno, alla sussistenza. Il lavoro è un puro mezzo di produzione nell’ottica del capitalista e un mezzo di sussistenza nell’ottica del lavoratore. In quest’ottica, l’uomo è spogliato della sua essenza, del lavoro vivo in favore della logica del profitto. Ciò che il lavoratore produce è qualcosa di astratto, estraneo rispetto ad esso in quanto valore di scambio e quindi merce. Nel processo di sviluppo capitalistico si vanno ad evidenziare due modelli di alienazione che segnano il passaggio dalla sottomissione formale alla sottomissione reale del lavoratore. In una fase iniziale, infatti, l’operaio è inserito in un processo produttivo a capo del quale vi è il capitalista il cui obbiettivo è la

Anteprima della Tesi di Manuela Caputo

Anteprima della tesi: Il lavoro tra economia e società. Le trasformazioni del lavoro e le nuove forme della parasubordinazione. Una ricerca empirica in Emilia Romagna, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Manuela Caputo Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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