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Problemi e prospettive della disciplina delle banche popolari

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12 politici, rispettivamente Franz Herman Schulze e F. Wilhelm Raiffeisen, nel periodo compreso tra il 1849 e il 1850. Come ricordato, i motivi per cui si sono creati questi organismi sono sostanzialmente due: combattere l’usura che colpiva soprattutto le classi più povere e dare la possibilità anche alle più modeste categorie economiche produttive di avvalersi di validi organismi di erogazione del credito 9 . Proprio per questo viene scelta la forma associativa della cooperazione di credito, ritenuta la più adatta a raccogliere i modesti mezzi finanziari degli associati, a consentire una migliore remunerazione ai piccoli risparmiatori e a procurare il capitale ai piccoli imprenditori alle condizioni più favorevoli, escludendo perciò le categorie che potevano ottenere capitale monetario da altre banche. Le banche cooperative nascono quindi secondo due diversi schemi, quello delle casse rurali e quello delle banche popolari, che trovano campi diversi di applicazione e appaiono subito fortemente diversificati. Le banche popolari secondo il progetto originale di Schulze avevano un capitale proprio formato da azioni di grosso taglio che i soci non abbienti potevano pagare a rate; erano soci i sottoscrittori di almeno una azione e solo a questi la banca poteva concedere prestiti. Il capitale doveva costituire il primo fondo di esercizio, ma la banca avrebbe potuto raccogliere depositi anche dai non soci corrispondendo su di essi un interesse, purché tali depositi non superassero il triplo o il quadruplo del capitale sociale 10 . I prestiti sarebbero stati concessi ad un interesse basso, per somme limitate e verso garanzia esclusivamente personale. Lo Schulze raccomandò assolutamente il principio della responsabilità illimitata, affinché i vecchi soci fossero cauti nell’ammetterne di nuovi. Infine, gli utili avrebbero dovuto essere per la massima parte accantonati a titolo di riserva 11 . Presto le banche popolari si estesero anche nel resto dell’Europa, in America e in Asia, modificandosi ovunque per adattarsi alle diverse realtà locali. Si 9 Fantini, “Le banche popolari nel sistema creditizio italiano”, Bancaria, 1950, n. 1, p. 51. 10 Rodino, Codice delle società cooperative, Firenze, Barbera, 1893. 11 Aa. Vv. , Mediolanum, Milano, F. Vallardi, 1881.

Anteprima della Tesi di Carolina Deandrea

Anteprima della tesi: Problemi e prospettive della disciplina delle banche popolari, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Carolina Deandrea Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

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