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Forme e strutture del musical: il caso anglo-americano e quello italiano

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11 Si tratta dello schema ereditato dalla ‘coppia comica’ dell’operetta (i comprimari che affiancano i protagonisti con funzione comica), della quale più avanti verranno analizzati gli aspetti principali. Dal punto di vista strutturale, i tre momenti fondamentali del book sono l’apertura, la fine del primo atto ed il finale. L’apertura ha il difficile compito di richiamare l’attenzione di tutti gli spettatori, creando in loro la concentrazione necessaria per farsi coinvolgere nella narrazione. Solitamente un’apertura efficace si sviluppa almeno per i primi trenta minuti. La fine del primo atto deve essere tale da creare aspettativa durante l’intervallo che, sebbene possa sembrare un momento di disturbo per il ritmo dello spettacolo, è necessario per non sfiancare lo spettatore e garantire una pausa agli interpreti. Questo effetto può essere sortito in vari modi, ad esempio con numeri musicali di notevole impatto, lasciando presagire una minaccia pendente su uno dei protagonisti o un indizio che suggerisca la possibile risoluzione di conflitti in corso. A questo proposito anche il numero di apertura del secondo atto deve essere tale da recuperare le fila del discorso emotivo interrotto dalla pausa. Il secondo atto è in genere più corto del primo e non introduce elementi di novità nell’intreccio. Il finale deve essere invece sempre in crescendo, rispettando lo stile dello spettacolo ma, nello stesso tempo, in grado di suscitare emozioni fortissime; un finale sbagliato in senso strutturale può decretare perfino il fallimento di un allestimento decoroso. Di solito, proprio per incrementare la suspense del finale si usa posizionare, più o meno a tre quarti di spettacolo, un numero di forte impatto chiamato in gergo inglese eleven’o’clock number (numero delle 11.00 in punto), come si descriverà più avanti. Dal book si passerà ora ad analizzare il libretto ( da non confondersi con quello operistico), il book previsto per le parti cantate. Il testo delle canzoni prende il nome di liriche, (dall’inglese lyrics, letteralmente poesie, nel linguaggio musicale testi), e il motivo di questa dicitura è da ricercarsi nell’evoluzione che quest’ arte ha avuto nei secoli. Se, infatti, nelle prime forme di musical, le canzoni apparivano come dei brani a sé stanti slegati dall’azione drammatica, con lo sviluppo del book - musical, le scene musicali e cantate sono divenute parte integrante del copione complessivo, anzi in molti casi il fulcro della scena stessa. A questo proposito i testi devono rispondere alle stesse regole di brevità, chiarezza, immediatezza che valgono per il book. Jane Feuer, nel libro The Hollywood Musical, sottolinea l’importanza dei testi che accompagnano una partitura. Così l’autrice commenta, ad esempio, un testo che sottolinea l’importanza della la musica in quanto mezzo di comunicazione di trasmissione di sentimenti:

Anteprima della Tesi di Stefania Arbini

Anteprima della tesi: Forme e strutture del musical: il caso anglo-americano e quello italiano, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefania Arbini Contatta »

Composta da 128 pagine.

 

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