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La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l'arte: un esempio di museo d'arte contemporanea in Italia

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5 1. IL MUSEO CONTEMPORANEO 1.1 Evoluzione della tipologia museale dal dopoguerra ad oggi La seconda guerra mondiale diede alla museografia italiana l’occasione di rinnovarsi abbandonando una tradizione ancora sostanzialmente ottocentesca rimasta in auge durante il periodo fascista: nell’immediato dopoguerra la condizione di azzeramento presentò infatti con urgenza la necessità di intervenire sul patrimonio architettonico, pesantemente danneggiato dalla guerra appena conclusasi. I palazzi storici sede di musei furono tra i primi a necessitare di interventi di restauro: si avviò così un radicale processo di rinnovamento museografico, che si intraprese anche in quelle realtà danneggiate solo lievemente, in relazione ad una diffusa volontà di cambiamento e di rinnovamento rispetto all’attardato panorama culturale italiano 1 . Nel periodo compreso tra il 1945 ed il 1965, in Italia vengono riaperti al pubblico, previa ricostruzione e rifunzionalizzazione, circa trecento musei in tutta Italia 2 . In quello stesso periodo il museo divenne oggetto, per la prima volta con un taglio scientifico ed internazionale (nel 1948 nacque l’International Council of Museums), di un dibattito sulla funzione sociale del museo stesso, ponendo così le basi per una operazione che portò non solo al restauro degli edifici che avrebbero ospitato le collezioni, bensì anche ad un riordinamento, di interesse museologico, delle collezioni stesse 3 . Si cominciò inoltre a spostare l’attenzione sul ruolo sociale del museo, non più concepito come mero contenitore delle opere d’arte o semplice strumento di conservazione, ma anche come veicolo di conoscenza accessibile e disponibile a tutti 4 . Questa riflessione sul museo portò al riconoscimento delle sue funzioni civile ed educativa, in riferimento soprattutto al pensiero deweiano. Tra i più autorevoli critici italiani G. C. Argan fu uno dei principali sostenitori di una necessaria rottura con la tradizione “collezionistica” e classificatoria tutta italiana, a favore di una nuova forma di <<museo attivo>> 5 . 1 P. Morello, La museografia. Opere e modelli storiografici, in: F. dal Co (ed.), Storia dell'architettura italiana. Il secondo Novecento, Milano, Electa, 1997, pp. 392-417. 2 Id. ibid., pp.399-400. 3 A. Lugli, Museologia. Le ragioni del museo, pp.75-99, in: A. Conti, G. Ercoli, M. Ann Holly, A. Lugli (ed.), L'arte. (Critica e conservazione), Milano, Jaka Book, 1993. 4 A. Rossari, pp..28-30, in: A. Vaccaro Melucco (ed.), Museo dei musei. Cultura architettonica e cultura museografica, "Hinterland", Anno V, n.21/22, marzo-giugno 1982. 5 E. Bonfanti, M. Porta, introduzione di P. Portoghesi, Città, museo e architettura. Il gruppo BBPR e la cultura architettonica italiana 1932-1970, Firenze, Vallecchi, 1973, pp.150-151. Si noti come all’articolo di G.C. Argan Il museo come scuola, apparso sulla rivista “Comunità” nel 1949, venga ricondotto l’inizio della rifondazione di una teoria del museo.
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Informazioni tesi

  Autore: Saramicol Viscardi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Maria Teresa Fiorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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Parole chiave

rudolf stingel
musei
museologia
arte contemporanea
fondazione sandretto re rebaudengo

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