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Il concetto di possibile in Leibniz

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13 Se invece non si intende il possibile come stato delle cose, ma come corrispondente al pensiero dell’indeterminatezza del pensato che il pensante ritiene non possa venire meno, allora quell’ossimoro cessa di essere aporetico. In quest’altro senso, infatti, il possibile è necessario non semplicemente “poiché i discorsi sono veri conformemente alle cose” 18 , ma perché questi sono veri conformemente alle cose stabilite dal soggetto che le pensa non sempre ritenendo di poterle stabilire con certezza (di qui la possibilità), e cosciente di non poter mai eliminare totalmente questa carenza conoscitiva (di qui la necessità). La necessità della possibilità non è altro che l’ineliminabile incertezza conoscitiva insita in tutto ciò che è pensabile. Che le modalità del possibile e del necessario, insieme a quelle connesse di impossibile e di contingente, non siano status oggettivi ma applicazioni logiche, lo si deduce indirettamente anche da come lo stesso Aristotele ritiene si debba porre la negazione di una enunciazione modale. Egli osserva che, se si rispetta l’analogia con le enunciazioni assertorie, la negazione contraddittoria dovrebbe esser posta dinnanzi al verbo essere anche nelle enunciazioni modali. Ma allora la negazione di quel verbo non porterebbe a due enunciazioni opposte, giacché “possibile che sia” e “possibile che non sia” lungi dall’essere contraddittorie, denotano proprio quella compresenza di positivo e negativo che è la caratteristica del possibile stesso, perciò entrambe sono contemporaneamente vere. Poiché però non possono essere contemporaneamente vere due enunciazioni autenticamente contraddittorie tra loro, non resta che ritenere enunciazioni opposte “possibile che sia” e “non possibileche sia”. Lo stesso vale per le altre modalità 19 . Infatti come in quelle enunciazioni essere e non essere sono aggiunzioni e le cose soggetto sono bianco e uomo, così qui avviene che che sia fa da soggetto,e potere e essere contingente sono aggiunzioni; aggiunzioni che come in quelle essere e non essere distinguono il vero, così queste per quanto riguarda l’essere possibile e l’essere non possibile 20 . Dunque, la modalità corrisponde al verbo e non al nome che fa da soggetto nell’enunciazione. Mentre il nome significa la posizione di una precisa identità, il verbo è l’elemento che ne esplicita la ricomposizione nel giudizio se in forma affermativa, oppure la separazione da ciò che gli è estraneo se in forma negativa. 18 De Interpr. 9, 19a 33 (ibidem). 19 Si veda De Interpr. 12, 21a 34-b 26. 20 De Interpr. 12, 21b 27-32 (tr.cit., p.54).

Anteprima della Tesi di Monica Di Giacinto

Anteprima della tesi: Il concetto di possibile in Leibniz, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Di Giacinto Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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