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Il concetto di possibile in Leibniz

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9 Anche Aristotele, se all’inizio del ventinovesimo capitolo del libro quinto della Metafisica ritiene il vero e il falso come proprietà delle cose, subito dopo li considera come caratteri del pensiero, senza però risolvere la validità del discorso in mera correttezza interna al ragionamento. Per Aristotele il noema è sì un concetto anteriore all’alternativa di vero e di falso, ma è pur sempre solo un concetto che soltanto un giudizio può rapportare al reale: E infatti ircocervo significa qualcosa, ma non è ancora vero o falso se non si aggiunge il verbo essere o non essere, o senza alcuna determinazione, o con una determinazione temporale 9 . Senonché il nome “ircocervo” è segno linguistico di una precisa identità che esso pone significandola, e un successivo giudizio che neghi quest’ultima non la annulla una volta evocatala, ma la rimuove soltanto dal sistema di certezze più o meno ferme che va a costituire il cosiddetto reale. Anche affermando correttamente che l’ircocervo non esiste, comunque non lo si elimina, poiché si riafferma col negarla quella medesima identità, per toglierla e nonostante il toglierla. Negare che l’ircocervo sia è ancora affermare l’“ircocervo-che-non-è”, poiché questo si determina comunque come identità rispetto a tutto ciò che non è ircocervo. Dire “A” è già estromettere da quel significato tutto ciò che è “non-A”, in quanto altro indefinitamente da ciò che è stato posto identico a sé. Non occorre che il rimanente, l’altro da sé, sia definito al suo interno: basta il suo essere esterno all’identico a connotarlo. Dice lo stesso Aristotele: “non chiamo nome non-uomo, ma nome indefinito; in realtà l’indefinito significa in qualche modo una sola cosa” 10 . Se in qualche modo esso è una cosa sola all’esterno, d’altro canto non lo è al suo interno che è molteplice; ma questo diversificarsi interno alla differenza non concerne affatto la determinazione dell’identico rispetto al quale è differenza. Il giudizio che nega l’esistenza di una identità si limita a rimuoverla, ponendola in un ambito diverso da ciò che intanto è pensato come esistente. Dunque nominare è determinare un’identità rispetto all’insieme di tutti gli altri significabili, è circoscrivere distinguendo l’identico dal diverso. Senza questa distinzione non vi sarebbe neppure l’identità, essendo questa soltanto rispetto al suo escluso; ma perché questa distinzione si dia occorre un giudizio che la ponga ponendo l’identità stessa. 9 De Interpr. 1, 16a 16-17 (tr.cit., p.19). 10 De Interpr. 10, 19b 8-9 (tr.cit., p.41).

Anteprima della Tesi di Monica Di Giacinto

Anteprima della tesi: Il concetto di possibile in Leibniz, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Di Giacinto Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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