Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Lorenzo Da Ponte librettista: Don Giovanni tra opera e mito

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

9 poesia per lui è un mezzo di seduzione. 8 Un sonetto d’addio con sperticate odi viene composto per il trasferimento del rettore del seminario. 9 Pian piano il comporre versi diviene per Lorenzo un bisogno dello spirito. Per il momento si accontenta di scrivere, discutere con Colombo e di fondare una piccola accademia di giovani accaniti. Lorenzo diviene sempre più bravo e tenta altri temi poetici. Compone una canzone “A Ceneda”, di due stanze, che è connessa all’esperienza autobiografica, e in cui compare il paragone tra le nobili anime e i cavalli in corsa, stimolati dalla presenza di altri e migliori concorrenti. Lorenzo ha ormai 17 anni, ai due anni di grammatica latina seguono un anno di filosofia e due di teologia. Tutto però è complicato, nel 1768, dalla morte del vescovo Da Ponte, giacché il suo successore è meno disponibile di lui a sostenere le spese per il seminario. Si riesce solo a convincere il vescovo della vicina Portogruaro dove nel 1769 all’inizio del nuovo anno di corso ottiene il trasferimento. Il nuovo seminario è meno florido del precedente. Gran fama però vi ha Giovanni Politi, insegnante di latino, greco e retorica; specializzato in diritto canonico, piuttosto che essere amante delle belle lettere della poesia. Forte dunque in Lorenzo il rimpianto per Colombo e gli altri amici di Ceneda, ma a coltivare la poesia c’è Gianbattista Pelleatti, i cui componimenti sono raccolti in cinque volumi. La poesia di Lorenzo di quegli anni provinciale ed erudita, sparisce la vena musicale delle composizioni precedenti e alcuni versi, nello sforzo di essere lapidari, divengono perfino incomprensibili. Nel 1771, per un breve periodo, soggiorna con i fratelli a Venezia, in convalescenza dopo attacchi di malaria. Si dedica ancora a traduzioni di latino e a discussioni che evidenziano la pedanteria lessicale e sintattica. 8 L. Da Ponte, Memorie, Garzanti, Milano, 1991, p. 6: “Mandatemi vi prego, o padre mio, /quindici soldi o venti se potete / e la cetera pigliar in mano vogl’io / per le lodi cantar delle monete. 9 L. Da Ponte, op. cit., p. 7. “Sù vamme or dunque, e il nuovo popol reggi, /e ascendi il nuovo seggio, onde co’ tuoi /Fregi diventa più lodato e adorno”.

Anteprima della Tesi di Angela Aniello

Anteprima della tesi: Lorenzo Da Ponte librettista: Don Giovanni tra opera e mito, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Angela Aniello Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6181 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 13 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.