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Organizzazione dei medici e politica sanitaria durante gli anni del fascismo attraverso i dibattiti nelle riviste mediche dell'epoca

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12 2. Una categoria particolare : i medici condotti I più critici nei confronti della legge del 1910 furono i medici condotti che con essa non avevano ottenuto alcuna garanzia legale nei loro rapporti con le amministrazioni comunali. Nell’Italia prevalentemente rurale dell’inizio del ‘900 , divisa in molti piccoli comuni, il medico condotto rappresentava per la maggioranza della popolazione l’unica figura di medico esistente. Soprattutto nei piccoli centri, ricoprendo anche l’incarico di ufficiale sanitario, svolgeva funzioni di prevenzione, di informazione, di denunzia e di controllo. «Esso era a quotidiano contatto tanto con la realtà della morbilità sociale–rurale, che sfuggiva nella sua drammaticità sia al clinico del nosocomio cittadino che allo stesso igienista urbanizzato, quanto con la neghittosità e l’interessato assenteismo delle autorità comunali » 17 . Alla proclamazione del Regno d’Italia la forma più diffusa e organizzata di assistenza sanitaria nel paese fu certamente quella rappresentata dalle condotte mediche, istituto attraverso il quale le amministrazioni comunali, da sole o in consorzio, stipendiavano un sanitario per l’assistenza gratuita della popolazione povera, o come più frequentemente capitava, di tutta la popolazione. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 il numero dei condotti a disposizione dei comuni aveva registrato un aumento significativo: dal 1885 al 1905 era passato da 8.538 a 10.263 unità, con un incremento pari al 20% circa. I condotti tuttavia, nella loro quotidiana lotta contro la miseria e l’ignoranza delle più elementari norme igieniche, non erano sufficientemente sostenuti dalle istituzioni. La politica sanitaria tendeva ad impegnare lo Stato il meno possibile nelle questioni sanitarie, limitando al massimo le spese pubbliche. La situazione economica dei condotti poi non era brillante; anche se il fatto di essere dipendenti comunali non impediva loro di esercitare la libera professione, essi non riuscirono tuttavia ad ottenere il riconoscimento di un minimo di stipendio uguale per tutti. La loro particolare condizione rispetto al resto della classe medica, li aveva portati inoltre a costituire già nel 1874 una propria associazione, l’Associazione nazionale medici comunali (poi condotti) ANMC, anche se tale organismo non riuscì a migliorare la situazione del condotto più di quanto avesse fatto l’associazione medica in generale. Negli anni precedenti il conflitto mondiale buona parte dei medici condotti , critici nei confronti del governo liberale che concedeva loro molto poco in termini di gratificazioni professionali, dimostrò simpatie democratiche o apertamente socialiste. In realtà il loro interesse fu sempre rivolto più alla categoria che ai valori socialisti. 17 M. Soresina, I medici tra Stato e Società, Milano, Franco Angeli,1997, p.56

Anteprima della Tesi di Alessandro Ferronato

Anteprima della tesi: Organizzazione dei medici e politica sanitaria durante gli anni del fascismo attraverso i dibattiti nelle riviste mediche dell'epoca, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandro Ferronato Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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