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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

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Capitolo I 11 §3. DIRITTO AL CONFRONTO E PROVA PENALE §3.1. Un impatto trasversale Si è riconosciuto in apertura come ogni «versione» - nazionale o internazionale - del diritto al confron- to risenta, in larga misura, delle regole concernenti la gestione processuale (sotto i diversi profili dell’ammissione, assunzione e valutazione) di svariati mezzi di prova. È venuto il momento di rendere concreta questa asserzione con un elementare esempio. Tizio entra in banca per effettuare un prelievo. Dopo pochi istanti, un rapinatore armato fa in- gresso nel locale, sequestra un cassiere, intasca il bottino e fugge indisturbato. Da posizione privilegia- ta, Tizio osserva la scena, notando il volto del rapinatore, l’inflessione della sua voce e il modello del revolver. Se è ragionevole supporre che Tizio attenda pazientemente l’arrivo della polizia e collabori alle relative indagini, non è complicato prospettare un epilogo alternativo. Si immagini che Tizio deci- da di allontanarsi il prima possibile dalla filiale per evitare ritardi e fastidi, salvo imbattersi all’uscita nell’agente Sempronio. Alle richieste di spiegazione avanzate da quest’ultimo, Tizio riporta l’accaduto, fornendo tuttavia generalità false per evitare di essere successivamente rintracciato. Tizio fa quindi ritorno a casa e, dopo aver raccontato i fatti alla moglie Tizia, annota i dettagli della propria movimentata giornata nella sua personale autobiografia. Sebbene unica sia la fonte del sapere probatorio in questione (Tizio), assai diversi sono i mezzi attraverso cui tale sapere può essere riferito in un’aula di tribunale. Si noti, tuttavia, che il ricorso all’uno piuttosto che all’altro mezzo non modifica di una virgola l’aspettativa dell’imputato Caio di confrontarsi con Tizio, per contestarne la sincerità, lo spirito d’osservazione così come la sua espe- rienza nell’identificazione di accenti e armi da fuoco. Nell’epilogo «ordinario», Tizio verrà presumi- bilmente citato a comparire e presterà testimonianza, confermando ovvero ritrattando quanto affermato nell’imminenza del delitto. L’epilogo «alternativo», al contrario, apre la via ad una pluralità di scenari probatori. In taluni ordinamenti, l’accusa potrà convocare quale testimone d’accusa il negligente agen- te Sempronio affinché riporti il contenuto delle dichiarazioni a suo tempo verbalizzate. È possibile i- noltre che Tizia, cittadina modello, si faccia avanti sua sponte per esporre il racconto del marito. Non è nemmeno escluso che un funzionario di polizia si imbatta nel diario di Tizio durante una perquisizio- ne, lo sequestri e lo alleghi al materiale da sottoporre all’esame della corte incaricata del giudizio sulla rapina. Si anticipa fin d’ora (ma il tema sarà approfondito infra, cap. II, §2.1.1.) che simili situazioni generano un potenziale conflitto con le esigenze di tutela del diritto al confronto ogniqualvolta la di- chiarazione di Tizio possa essere utilizzata dalla corte a prova della verità degli enunciati fattuali ivi affermati. Viceversa, tale problema non sussiste quando la dichiarazione rileva in sede processuale come mero fatto, ossia per dimostrare che essa è stata effettivamente resa.

Anteprima della Tesi di Stefano Maffei

Anteprima della tesi: Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore, Pagina 13

Tesi di Dottorato

Dipartimento: DIPU Dipartimento di diritto pubblico e processual

Autore: Stefano Maffei Contatta »

Composta da 251 pagine.

 

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