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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

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Capitolo I 2 Ne segue che, nonostante le procedure penali delle nazioni occidentali e dei più prestigiosi tri- bunali internazionali enuncino con formulazioni pressoché identiche il diritto dell’accusato a confron- tarsi con i testimoni a carico, esso sia rivestito di contenuti tecnici straordinariamente differenti 2 . Non esiste un consenso tra i sistemi di giustizia penale, in buona sostanza, su quale sia il «giusto» valore probatorio da attribuire alle dichiarazioni testimoniali rese al di fuori della dialettica con l’accusato né tanto meno su quali siano le circostanze, di fatto o di diritto, che giustificano deviazioni dall’acquisizione della testimonianza in contraddittorio. Il diritto al confronto si presenta quindi sotto forma di una pluralità di «versioni» autonome, articolate per lo più su base nazionale. In questo lavoro, particolare attenzione verrà dedicata a quella statunitense 3 , a quella «europea» 4 e, ovviamente, a quella italiana 5 . È opportuno premettere che, se è relativamente semplice discutere ed illustrare i contorni di tali «versioni», è, al contrario, assai più complesso elaborare una teoria del diritto al confronto che sia applicabile a qualunque ordinamento, ponendosi quale parametro per la verifica della sua equità nella gestione del sapere testimoniale d’accusa. Da una parte, non può nascondersi come la stessa espressione diritto al «confronto» 6 sia, per certi versi, problematica. Numerosi ordinamenti considerati nel prosieguo, in verità, fanno riferimento più specificamente al «diritto al contro-esame» 7 , ovvero al «diritto a interrogare o a fare interrogare» 8 i testimoni a carico. In uno studio dottrinale che intenda approfondire i molteplici corollari di una mate- ria così variegata, sintetizzando, in prospettiva comparativa, gli insegnamenti dei giuristi provenienti 2 In altre parole, il fatto che la stragrande maggioranza degli ordinamenti giuridici occidentali contemporanei dichiari, talora solennemente, il proprio impegno a garantire all’accusato il diritto al confronto non deve indurre il lettore a concludere che esista un modello unitario per la gestione del sapere testimoniale d’accusa. La disciplina di tale sapere, infatti, dipende non solo dai contenuti normativi che ogni ordinamento assegna al diritto al confronto ma anche da una serie di questioni tecniche connesse (quali le tempistiche di assegnazione dello status di te- stimone, i diritti e doveri di quest’ultimo, la legittimità di contatti pre-processuali tra testimone e difensore dell’accusato, le modalità di rea- lizzazione dell’esame dibattimentale, il trattamento probatorio del «sentito dire»), su cui non esiste conformità tra le legislazioni degli Stati. Per un approccio comparatistico sul tema della prova non si può prescindere dalle osservazioni di M. TARUFFO, Prova - diritto comparato e straniero, in Enc.giur., Treccani, Roma, 1991, vol. XXV, p. 1 s. Il più organico e articolato studio comparato in materia di prova penale si ri- trova nel vol. 63/1992 della Revue internationale de droit pénal, intitolato «La preuve en procédure pénale comparée - Evidence in comparative criminal procedure». Tra i contributi si segnalano J. PRADEL, Rapport général, p. 13-31; J. R. SPENCER, Le droit anglais, p. 83- 103; F. CASORLA, Le droit français, p. 183-204; P. CORSO, Le droit italien, p. 205-36; P. HÜNERFELD, Le driot allemand, p. 57-81; C. VAN DEN WYNGAERT - H. D. BOSLY, Le droit belge, p. 105-116; G. J. M. CORSTENS, Le droit néerlandais, p. 273-288; J.-Y. CHEVALLIER, Rapport de synthèse pour les Pays d Europe continentale, p. 43-55; S. J. SCHULHOFER - F. GREENBERG - B. J. GREENBERG, Rapport de synthèse pour les pays de common law, p. 33-42. Cfr. anche E. AMODIO, Diritto di difesa e diritto alla prova nello spazio giudiziario europeo, in A. LANZI - F. RUGGIERI - L. CAMALDO (a cura di), Il difensore e il pubblico ministero europeo, Cedam, Padova, 2002, p. 103 s; J. R. SPENCER, Evidence, in M. DELMAS-MARTY - J. R. SPENCER (a cura di), European criminal procedures, Cambridge univ.press, Cambridge, 2002, p. 594-640 e letteratura ivi citata. 3 Su cui si veda ampiamente infra, §9. 4 Il riferimento è da ritenersi inteso alla «versione» del diritto al confronto risultante dalle pronunce degli organi giudiziari incaricati dell’amministrazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, alla cui analisi è interamente dedicato il successivo cap. III. 5 Cfr. infra, §7 e cap. IV. La versione italiana del diritto al confronto trova il proprio fondamento normativo nell’art. 111 comma 3° Cost. che, come è noto, attribuisce all’imputato «la facoltà di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico». 6 Un ulteriore fattore di complessità emerge rispetto a quegli ordinamenti giuridici che impiegano il termine «confronto» per descrivere auto- nomi istituti di diritto interno. È il caso dell’Italia, in cui il «confronto» costituisce un mezzo di prova (cfr. artt. 211-212 c.p.p.) esperibile in aggiunta all’esame dibattimentale, nel caso di disaccordo tra due soggetti, quindi anche tra accusato e testimone, su «fatti e circostanze im- portanti». In Francia, le corrispondenti confrontations, disciplinate dagli artt. 114-121 c.p.p., possono svolgersi, secondo la giurisprudenza, anche tra imputato e testimone (nonostante la lettera del codice parli delle sole «parti»), ma esclusivamente ove il giudice lo ritenga opportu- no (Cass.crim., 26 janv. 1994, Bull.crim., n°35). In Inghilterra, il termine confrontation descrive anche lo strumento d’indagine finalizzato all’identificazione fisica dell’accusato da parte di un testimone oculare, cui si procede eccezionalmente qualora non sia possibile predisporre una identification parade (la disciplina del confrontation è contenuta in Code of Practice for the identification of persons by police officers (cd. «Code D») §2.10-2.11). 7 È quanto avviene, per esempio, nella tradizione giuridica inglese, su cui cfr. infra, §5.1. In termini di «diritto al contro-esame» si esprime anche, in Italia, E. AMODIO, Giusto processo, diritto al silenzio e obblighi di verità dell’imputato sul fatto altrui, in Cass.pen., 2001, p. 3587 s. L’Autore motiva la propria meditata e consapevole scelta di rinunciare alla traslazione della locuzione right to confrontation sottolineando, con rigore, «come le nozioni di confronto e accusatore assumono un significato ben diverso nel diritto processuale italiano». Sebbene l’obiezione meriti grande considerazione (prova ne sia che le difficoltà definitorie sui termini in questione sono state previamente illustrate nelle note n. 1 e n. 6) quest’indagine predilige invece il «diritto al confronto con l’accusatore» per le ragioni indicate nell’immediato prosie- guo. 8 È questa la frase ricorrente sia negli strumenti di diritto internazionale pattizio, menzionati nel successivo §6, che nel già citato art. 111 comma 3° Cost.
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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Maffei
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Dottorato in diritto e procedura penale
Anno: 2004
Docente/Relatore: Franco Della Casa
Istituito da: Università degli studi di Genova
Dipartimento: DIPU Dipartimento di diritto pubblico e processual
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 251

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Parole chiave

giusto processo
testimoni anonimi
testimoni assenti
testimoni vulnerabili
diritto penale
diritto al confronto con l'accusatore

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