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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

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Capitolo I 6 §2.1. Diritto al confronto ed «interesse pubblico» Collocare il diritto al confronto tra gli iura naturalia, si noti, non significa trascurare l’esistenza di un’ampia serie di valori e contro-interessi che, con il medesimo, possano in qualche misura interferire. Si supponga, per un momento, che il diritto al confronto comportasse l’assoluta ed incondizionata «i- nammissibilità» (nei processi con giuria) o «inutilizzabilità» 19 (in quelli affidati a magistrati professio- nisti) di qualsiasi contributo testimoniale raccolto senza contraddittorio tra accusato e testimone a cari- co. Le conseguenze sarebbero addirittura dirompenti: i sistemi di giustizia penale si troverebbero co- stretti a rinunciare - sempre e comunque - al sapere probatorio di coloro che, per morte, infermità, o al- tra causa, non siano fisicamente in grado di presentarsi in giudizio. In aggiunta, sarebbero ingiusta- mente precluse misure protettive in sede di assunzione della prova rispetto ad individui psicologica- mente fragili ovvero soggetti a minacce e intimidazioni. È questa la ragione per cui gli ordinamenti processuali penali della storia non hanno mai e- scluso l’assegnazione di un qualche valore probatorio ad alcune fra le dichiarazioni raccolte al di fuori del confronto dialettico tra imputato e testimone d’accusa. Ciò vale, come si dirà più oltre (cfr. infra, §3.2), tanto per i sistemi a matrice inquisitoria quanto per quelli ispirati da principi adversarial. Le riflessioni appena svolte sollevano più di un interrogativo circa l’approccio che l’interprete debba assumere di fronte alla necessità di consentire, in certe circostanze, a compressioni del diritto al confronto. Il tema è esaminato nei suoi risvolti tecnico-procedurali nel successivo capitolo II, ma è opportuno illustrare fin d’ora i presupposti teoretico-filosofici su cui quest’indagine si fonda. In parti- colare, è opportuno sgombrare il campo dalla tentazione di assoggettare il diritto al confronto ad un malinteso giudizio di bilanciamento con le ragioni della «difesa sociale» o dell’«interesse pubblico». Un punto di partenza può ritrovarsi nella recente affermazione del Privy Council, laconica nel- la sua semplicità, secondo cui il valore fondamentale e il marchio di costituzionalità di un diritto non possono essere privi di significato; viceversa sono «chiari segnali del valore aggiunto che l’ordinamento giuridico assegna alla sua protezione» 20 . L’obiettivo di attribuire una dimensione con- creta a tale «valore aggiunto» trova l’espressione più autentica proprio in un’accurata selezione dei «costi» che possano essere legittimamente invocati quali ragioni fondanti una «compressione» di tale diritto. Dai costi suddetti deve, in ogni caso, essere escluso il pregiudizio dell’interesse pubblico (in- teso, come si dirà nel prosieguo, come interesse della maggioranza dei consociati) posto che laddove il perseguimento di esso sia intrinsecamente incompatibile con il rispetto di un diritto individuale «fon- damentale» 21 è il primo a dover soccombere, non il secondo. Gli studiosi della procedura penale, ine- vitabilmente esposti alle più disparate contingenze (ed emergenze) cui il proprio ordinamento è perio- dicamente soggetto, non possono e non devono dimenticare questo basilare paradigma di matrice giu- snaturalistica, rielaborato dalla dottrina internazionale più sensibile ad una riscoperta della inesauribile forza espansiva della teoria della natural justice. 19 A questo punto della trattazione, i due concetti vanno intesi in senso ampio. Il termine «inammissibilità» si riferisce qui alle regole di e- sclusione probatoria che mirano ad evitare che la giuria popolare venga a conoscenza di una determinata informazione, mentre la nozione di «inutilizzabilità» riguarda il divieto per il giudice professionista di fare uso della medesima nel processo di formazione del proprio convinci- mento e, a maggior ragione, di menzionarla in sede di motivazione del provvedimento. Maggiori riflessioni sulla diversa natura dei meccani- smi di gestione della prova penale negli ambienti adversarial e inquisitorio si proporranno nell’immediato prosieguo della trattazione (cfr. in- fra, §3.2). 20 Allie Mohammed Appellant v. The State Respondent [1999] 2 A.C. 111, 123, P.C. 21 Per approfondimenti relativi alla definizione ed alle implicazioni filosofiche, giuridiche e politiche dei «diritti fondamentali», intesi come diritti soggettivi che spettano universalmente a «tutti» gli esseri umani in quanto dotati dello status di persone, o di cittadini o di persone ca- paci d’agire e costituenti, in ultima analisi, le «leggi del più debole contro la legge del più forte» si rinvia a L. FERRAJOLI (a cura di), Diritti fondamentali: un dibattito teorico, Laterza, Roma, 2 a ed., 2002, con particolare riferimento ai contributi di ID., I diritti fondamentali nella te- oria del diritto, ivi, p. 145 s. e ID., I fondamenti dei diritti fondamentali, ivi, p. 318 s.
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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Maffei
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Dottorato in diritto e procedura penale
Anno: 2004
Docente/Relatore: Franco Della Casa
Istituito da: Università degli studi di Genova
Dipartimento: DIPU Dipartimento di diritto pubblico e processual
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 251

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Parole chiave

giusto processo
testimoni anonimi
testimoni assenti
testimoni vulnerabili
diritto penale
diritto al confronto con l'accusatore

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