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I buoni e i cattivi. La Polizia nelle rappresentazioni fotografiche durante gli scontri di Genova: un'analisi semiotica

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I versi pasoliniani sembrano oggi inadatti a descrivere il livello di istruzione degli operatori della pubblica sicurezza: ragazzi giovani con una cultura paragonabile ai lettori de Espresso o di Panorama, con un livello culturale superiore alla media italiana. Cambia il profilo ideale del poliziotto: da servitore dello Stato nei tempi scelbani a uomo dedito al servizio della società civile in tempi di riforma. Nel 1988 il Capo della Polizia ha affidato a uno staff coordinato dal prefetto Del Mese (direttore degli istituti di istruzione) il compito di avviare, valendosi delle strutture universitarie, una ricognizione del profilo generale del personale della Polizia, per individuare metodologie più atte per il processo globale di formazione. Il professor Umberto Margiotta dell’Università di Venezia, dopo aver intervistato 2800 operatori, così si esprime: Il nuovo, insomma, va sovrapponendosi al vecchio (…), non si integra con esso (…). Il comportamento del nostro campione risulta ipercontrollato e al tempo stesso animato da indici di conflittualità maggiori di quelli che la semplice osservazione consenta di cogliere. Il rapporto con l’istituzione viene gestito a partire dalla convinzione che l’istituzione nutre scarsa fiducia nei loro confronti. Permane radicata e diffusa, al fondo, un’immagine precisa dell’istituzione: quella di una macchina organizzativa che finisce 22 per consumare le persone, quando non giunga a stritolarle nella loro vita personale (…). Un’amministrazione dello Stato ha scelto quindi di ripensare le sue strategie formative chiedendo contributi a un pool di prestigiosi istituti di cultura: Università di Venezia, Università Bocconi di Milano, Politecnico di Torino, esperti di metodologie dell’apprendimento come Elea- Olivetti, ISVOR-FIAT, IF, IBM-Italia, Istituto Treccani. Dal 1981 al 1991 i corsi di formazione sono incrementati del 100% e quelli di specializzazione del 96%. Un forte impulso è stato dato alla formazione linguistica in vista dell’unificazione europea: nel 1993 il 10% del personale era in grado 23 di parlare correntemente almeno la lingua inglese. I risultati di un’altra ricerca effettuata nel 1988 sull’estrazione sociale mettono in evidenza come quasi il 50% dell’organico abbia origini meridionali; come i poliziotti non provengano esclusivamente da una condizione socio-economica bassa (operai, affittuari agricoli) ma dalle categorie impiegatizie e quelle professionali. Il miglioramento del titolo di studio è in linea con quanto accade per tutta la popolazione italiana ma può allinearsi allo spirito della riforma che attribuisce nuova importanza alla formazione culturale e a quella professionale attraverso la quale l’operatore partecipa più adeguatamente ai valori sociali per cui egli opera. Meno accurato è l’aggiornamento professionale costante dei poliziotti. Le gravi emergenze degli anni ’80 e ’90 (terrorismo e mafia) e la pressione dell’ordine pubblico porta gli operatori a presidiare le piazze calde pagando in termini di basso profilo culturale e di aggiornamento. Negli anni ’70, di fronte alla minaccia del terrorismo, la risposta è stata debole non perché gli spiegamenti di forze di polizia fossero insufficienti ma perché il rendimento era pesantemente condizionato dall’insufficiente conoscenza del fenomeno e incapacità di analizzare e prevedere il comportamento 24 del partito armato. In generale la preparazione dei poliziotti riguarda per lo più gli aspetti tecnici della professione, mentre la maggior parte dei saperi relazionali sono lasciati al buon senso dei singoli individui. Manca un momento di riflessione per far diventare patrimonio collettivo le competenze e le abilità spese con lodevole professionalità dai singoli attraverso una formazione adeguata che stimoli la crescita delle competenze trasversali. Questo disagio professionale è sentito profondamente dagli stessi operatori che così si esprimono: Tutto quello che noi sappiamo, lo abbiamo imparato in strada, sulla nostra pelle, e non è così che dovrebbero andare le cose. Credo sia fondamentale avere le spalle coperte da una buona formazione di base, per non arrivare impreparati di fronte alle situazioni che questo lavoro ti porta ad affrontare 25 quotidianamente. 26 Noi non possiamo curare l’aspetto umano, non abbiamo tempo, dobbiamo solo fare il nostro lavoro. 22 Margiotta U. cit. in Paloscia A., Polizia oltre la riforma, cit., p. 84 23 Ricerca che ha visto coinvolte le questure di Bologna, Modena, Forlì e la scuola di polizia di Cesena 24 Paloscia A., Polizia oltre la riforma, cit. 25 Ziglio C. (a cura di), Etnografia delle professioni. Il caso della Polizia di Stato, Roma, Armando Editore, 2000, p. 108 26 Ibid., p. 107 11
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Informazioni tesi

  Autore: Anna De Dominicis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Omar Calabrese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

forze dell'ordine
fotografia
giornalismo
iconografia
polizia
poliziotti
semiotica
carlo giuliani
g8 di genova

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